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La pratica della Meditazione

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Messaggio Da Angelodiluce il Lun Set 13, 2010 1:54 am

La pratica della Meditazione

di Allan Watts

da: La Via della Liberazione, di Allan Watts
Edizioni Ubaldini Astrolabio

La pratica della meditazione non è quel che comunemente si intende per
pratica, nel senso di ripetizione intesa a preparare a una qualche
prova futura. Può sembrare strano e illogico dire che la meditazione
sotto forma di yoga, dhyana o za-zen, come è in uso presso gli
induisti e i buddhisti è una pratica priva di scopo nel futuro
immediato o lontano, poiché è l'arte dell'essere completamente
centrati nel qui e ora. "Io non sono addormentato e non c'è nessun
posto in cui voglia andare".

Viviamo in una cultura totalmente stregata dall'illusione del tempo,
in cui il cosiddetto momento presente è sentito come qualcosa di
infinitesimale fra un passato potentemente condizionante e un futuro
la cui importanza è assoluta. Non abbiamo un presente. La nostra
coscienza è quasi totalmente occupata dal ricordo e dall'aspettativa.
Non ci rendiamo conto che non c'è mai stata, non c è e non ci sarà mai
altra esperienza che quella del presente.

Siamo perciò privi di contatto con la realtà. Confondiamo il mondo di
cui si parla, che si descrive e si misura col mondo qual è in realtà.
Siamo sotto l'incantesimo di quegli utili strumenti che sono i nomi, i
numeri, i simboli, i segni, i concetti e le idee. Ecco dunque che la
meditazione è l'arte di sospendere temporaneamente il pensiero verbale
e simbolico, un po' come un pubblico beneducato interrompe le
conversazioni quando sta per iniziare un concerto.

Limitatevi a stare seduti, chiudere gli occhi e ascoltare tutti i
suoni che possono essere nell'aria, senza provare a identificarli o a
definirli. Ascoltate come ascoltereste la musica. Se vi accorgete che
il dialogo mentale continua, non cercate di interromperlo con la
volontà. Limitatevi a lasciare la lingua rilassata, abbandonata e
comoda nella mascella inferiore, e ascoltate i vostri pensieri come
ascoltereste gli uccelli che cinguettano fuori dalla finestra, puro
rumore nella vostra testa: i pensieri alla fine si placheranno da
soli, come uno stagno agitato e fangoso si calma e torna limpido se
non lo si disturba.

Ancora, prendete coscienza del vostro respiro e lasciate che i vostri
polmoni funzionino al ritmo loro congeniale. E per un po' restate
semplicemente ad ascoltare e sentire il respiro. Ma, se possibile, non
chiamatelo così. Limitatevi a vivere l'evento non verbale. Si può
obiettare che questa non è meditazione 'spirituale' ma semplice
attenzione al mondo fisico: si dovrebbe però comprendere che
spirituale e fisico sono soltanto idee, concetti filosofici, e che la
realtà di cui ora avete coscienza non è un'idea. Di più, non c'è in
voi un io che ne è cosciente. Anche quella era solo un'idea. Potete
udirvi in ascolto?

E adesso cominciate a lasciar 'cadere' il vostro respiro all'esterno,
lentamente e comodamente. Non sforzate né tendete i polmoni, ma
lasciate che il respiro esca allo stesso modo di quando vi abbandonate
in un letto accogliente. Lasciatelo semplicemente andare, andare, e
andare. Non appena c'è un minimo sforzo, fatelo semplicemente
rientrare come un riflesso, senza pressioni o strappi. Non pensate
all'orologio. Non pensate a contare. Mantenete semplicemente questo
stato tanto a lungo quanto dura il senso di beatitudine che dà.
Usando il respiro in questa maniera, scoprite come produrre energia
senza forza. Ad esempio, una delle tecniche (in sanscrito upaya) usate
per quietare la mente pensante e il suo meccanico chiacchiericcio è
nota come mantra - che è il salmodiare un suono in quanto suono,
piuttosto che per il significato. Per cui cominciate a emettere
un'unica nota sull'onda dell'espirazione, all'altezza che vi viene più
facile. Gli induisti e i buddhisti usano per questa pratica sillabe
come OM, AUM (cioè HUNG), e i cristiani possono preferire AMEN O
ALLELUIA, i mussulmani ALLAH e gli ebrei ADONAI: sostanzialmente non
fa differenza, dal momento che ciò che conta è solo e unicamente il
suono. Come i Buddhisti Zen potreste usare semplicemente la sillaba Mu
(~). Scegliere questa sillaba, e lasciate che la vostra coscienza
sprofondi giù, giù, giù dentro il suono fino a quando non provate più
nessun senso di sforzo.

Soprattutto, non puntate a un risultato, a un improvviso cambiamento
di coscienza o al satori: l'essenza della pratica della meditazione è
tutta nel concentrarsi su ciò che È, non su ciò che dovrebbe o
potrebbe essere. Il problema è: non usare la forza per svuotare la
mente, o per concentrarsi su un punto di luce o altro, anche se, fatto
senza accanimento, queste cose possono essere meravigliose.

Quanto dovrebbe durare tutto ciò? La mia idea, forse non ortodossa, è
che lo si possa far durare fintanto che non c'è sensazione di sforzo -
e può voler dire arrivare a trenta o quaranta minuti a seduta; dopo di
che vorrete tornare allo stato di normale riposo e distrazione.

Sedendo per meditare, è bene mettere sul pavimento un cuscino
abbastanza consistente, tenere la spina dorsale diritta ma non rigida,
tenere le mani in grembo - a palme in alto - poggiare morbidamente
l'una sull'altra e sedere a gambe incrociate nella posizione del
Buddha, nella postura del mezzo 'loro' o del loto completo, o
inginocchiati e seduti all'indietro sui calcagni. 'Loro' significa che
uno o entrambi i piedi poggiano, con la pianta rivolta verso l'alto,
sulla coscia opposta. Queste posture sono leggermente scomode, ma
hanno, proprio per questo, il vantaggio di tenervi desti.

Può accadere che nel corso della meditazione abbiate visioni
stupefacenti, idee abbaglianti e meravigliose fantasie. Può anche
succedervi di avere l'impressione di stare per diventare
chiaroveggenti, o di poter lasciare il corpo e viaggiare a volontà. Ma
tutto ciò è distrazione. Lasciatelo stare e osservate semplicemente
cosa accade ADESSO. Non si medita per acquistare poteri straordinari:

infatti, se riusciste a diventare onnipotenti e onniscienti, che
fareste? Non ci sarebbero ad attendervi altre sorprese, e tutta la
vostra vita sarebbe come far l'amore con una donna di plastica.
Attenti, quindi, a tutti quei guru che promettono 'meravigliosi
risultati' e altri futuri benefici dal loro insegnamento. Ciò che
importa veramente è rendersi conto che il futuro non esiste, e che il
vero senso della vita è l'esplorazione dell'eterno presente.
FERMATEVI, GUARDATE e ASCOLTATE!
Si racconta che un uomo andò dal Buddha con un'offerta di fiori in
ambo le mani. Il Buddha disse: "Lascialo cadere!". Per cui egli fece
cadere i fiori che aveva nella mano sinistra. Il Buddha disse ancora:
"Lascialo cadere!", ed egli lasciò cadere i fiori che teneva nella
mano destra. Ma il Buddha disse: "Lascia cadere quello che non hai né
a sinistra né a destra ma al centro!". E l'uomo fu di colpo
illuminato.

È meraviglioso avere la sensazione che tutto ciò che vive e che si
muove sta cadendo o segue la gravità. Dopotutto, la terra sta cadendo
intorno al sole, e a sua volta il sole sta cadendo intorno a qualche
altra stella. Poiché l'energia è semplicemente il prendere la via
della minima resistenza. L'energia è nella massa. La potenza
dell'acqua è nel seguire il suo stesso peso. Tutto viene a colui che
ha peso.
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