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    La meditazione - Cos'e' e come praticarla

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    La meditazione - Cos'e' e come praticarla

    Messaggio Da Angelodiluce il Sab Dic 04, 2010 1:43 am

    La meditazione - Cos'e' e come praticarla

    di SOGYAL RINPOCHE

    Nel flusso mentale: la meditazione come modo di vita

    Quante persone ai nostri giorni hanno familiarietà con la meditazione? In
    alcune parti del mondo in particolare, la meditazione è diventata un
    fenomeno molto comune, quasi un lavoro domestico. Ha incontrato
    un'accettazione generalizzata, perchè viene riconosciuta come pratica che
    spezza molte barriere, sia culturali che religiose, e che mette a fuoco lo
    sviluppo spirituale personale, giacchè da molti punti di vista, la
    meditazione è una pratica che trascende la religione.

    Se dovessimo presentare la meditazione da una prospettiva Buddhista, per
    prima cosa dovremmo notare che la pratica meditativa mira a lavorare sulla
    mente, sul cuore, e con l'energia. Certe volte possiamo praticare la
    meditazione in maniera molto semplice: lasciamo tranquilla la nostra mente,
    in una condizione naturale; nell'immobilità, nel silenzio e nella pace.
    Quietamente.

    Alcuni possono conoscere un metodo e usarlo, come l'osservazione del
    respiro. Ma altri, quando diciamo loro " Sedete ", poi non sanno
    assolutamente che fare, e aspettano che il silenzio finisca il più presto
    possibile, perchè è qualcosa a cui non sono abituati, e per quanto idilliaco
    possa essere l'ambiente in cui viviamo, senza'altro è stato raggiunto dagli
    influssi del ventesimo secolo.

    Limitarsi a rimanere tranquilli e silenziosi è una cosa con la quale
    abbiamo la minima familiarietà: l'immobilità ed il silenzio ci rendono
    nervosi ed insicuri, come se trovarsi di fronte a se stessi, senza alcuna
    attività - tutti soli con noi stessi - fosse un'esperienza piuttosto
    terrorizzante. E la maggior parte delle volte, quando sediamo tranquilli,
    quello che succede è che i nostri pensieri cominciano a correre a 2000
    l'ora, se non più veloci. Quasi sempre, quando sediamo, il problema riguarda
    l'energia.

    A volte, però, le cose sono facilitate da un certo ambiente; potrebbe essere
    un ambiente naturale, o una certa atmosfera creata da amici o praticanti,
    che siedono in silenzio tutti insieme: allora, anche se non avete
    familiarietà con la meditazione, il fatto stesso di essere in un ambiente
    del genere vi ispira la pace mentale.

    Nelle prime fasi, quindi, la meditazione calma, pacifica e stabilizza la
    mente. In effetti il termine sanscrito per indicare la meditazione è '
    Dhyana '- in Tibetano 'Samten', in Cinese 'Ch'an' ed in Giapponese 'Zen' -
    Che cosa significa la parola tibetana 'Samten ' ? 'Sam' è la mente pensante,
    e 'Ten ' significa solidificare, calmare o stabilizzare. Significa anche "
    affidabile " o " stabile ".

    Così, il nostro primo passo è calmare e stabilizzare la mente pensante. Se
    la mente è in grado di stabilizzarsi da sola, senza ausilio di oggetti o
    tecniche, va benissimo. Altrimenti, se non siamo abituati, o se non ci
    sentiamo a proprio agio, e se semplicemente non sappiamo come fare, allora
    in certi casi ci serviamo di tecniche, quali osservare il respiro, guardare
    un oggetto, od usare un mantra, per aiutare la mente a focalizzarsi,
    calmarsi e stabilizzarsi.

    Quello che è sempre molto importante tenere a mente è che il metodo, o
    l'esercizio, non sono che un mezzo; in altre parole, non sono la
    meditazione. E' per mezzo della pratica che si raggiunge la perfezione: il
    puro stato di presenza totale, che è la meditazione.

    Quando siamo realmente noi stessi ... quando noi ci manifestiamo .. quando
    tutto il nostro ego innaturale si è dissolto ... quando non esiste più
    dualità ... quando siamo in grado di arrivare alla condizione non duale di
    assenza dell'ego... quello stato si chiama meditazione, nel senso ultimo
    della parola. Allora non esiste più alcun conflitto, perchè la dualità viene
    naturalmente dissolta e liberata.

    Così, quello che cerchiamo in realtà di fare quando pratichiamo la
    meditazione è calmare e stabilizzare, così da dimenticare la nostra mente
    confusa, o " sé egoico ". L'ego è un sostituto, un sé fasullo, sempre
    mutevole. Non è altro che un insieme di idee, concetti, condizionamenti,

    basati non sulla verità, ma su pure menzogne e credenze che, sottoposte ad
    esame, dimostrano di non aver alcun fondamento reale.

    E' importante ricordare che il principio dell'assenza dell'ego nel Buddhismo
    non significa che prima c'era un ego, e che per il Buddhista se ne è
    liberato ! Al contrario, significa che per cominciare non esiste alcun ego,
    e che bisogna realizzare 'questa' assenza di ego.

    Talvolta, quando facciamo pratica, riusciamo a trovarci in stato meditativo;
    allora scopriamo che non esiste più alcuna dualità, conflitto o confusione.
    E se guardiamo dentro di noi, quando ci troviamo in tale stato, scopriamo
    che l'ego è inesistente: ci manifestiamo attraverso il nostro vero sé
    naturale, o Sè Buddhico, il " sé privo di sè " che è sempre dentro di noi, e
    che costituisce la nostra natura inerente.

    E' questo che tutte le religioni hanno sempre definito principio di bontà, o
    divinità: l'uomo è fatto ad immagine di Dio, come dice il Cristianesimo; nel
    Buddhismo diciamo che la natura del Buddha esiste in ogni cosa.

    E dov'è questa bontà, questa natura Buddhica? Nel profondo della Natura
    della Mente. E' come il cielo momentaneamente oscurato dalle nubi che,
    quando le nuvole si dissolvono, si rivela, limpido e chiaro, con un sole
    immenso di compassione che risplende su ogni cosa. Noi chiamiamo questa luce
    solare " Boddhicitta ", il " cuore della nostra essenza illuminata ".

    Questa bontà fondamentale deve essere trasportata nella nostra realtà; anche
    se è la nostra natura, e siamo tutti Buddha, siamo solitamente piuttosto
    confusi e rannuvolati, ed abbiamo dimenticato e perso il contatto con quello
    che siamo realmente.

    Quando diciamo che abbiamo la natura di Buddha, parliamo in termini di
    Terra; non dello stato finale di purificazione.

    Così, anche se Buddha 'è' la nostra natura, non ce ne rendiamo conto, dal
    momento che siamo oscurati da due nubi: quella emozionale e quella
    intellettuale.

    Siamo partiti insieme, ma il Buddha ha preso una strada, e noi l'altra.
    Così, negli insegnamenti chiamiamo questo concetto " una Terra, due Sentieri
    ". Abbiamo fatto qualche passo lungo la nostra strada, e questo si chiama '
    Samsara'. In particolare, in Occidente, stare nel 'Samsara' è molto facile
    perchè il suo meccanismo domina il nostro essere con tanta potenza, ed il
    passo con cui procede è così spedito. Noi dobbiamo uscire dal nostro
    sentiero per cercarlo, il 'Samsara', e nemmeno attendere che arrivi; è
    ovunque come la polvere: oggi pulisci e domani ce n'è altrettanta. Dal
    momento che la sua influenza è così forte, il 'Samsara' si perpetua da solo,
    senza bisogno di alcun aiuto da parte vostra.

    Il fine della meditazione è conservare la purezza della nostra natura
    inerente, ed anche se non riusciamo a rimanere a lungo in tale stato, se
    ogni giorno iniettiamo almeno una goccia di una tale pura consapevolezza nel
    nostro flusso mentale, ne costruiamo lentamente l'intelaiatura.

    Il nostro carattere di base, fondamentale, non è altro che un flusso
    mentale, od energetico: noi 'siamo' solo un flusso mentale.

    Se ci guardiamo, e ci chiediamo chi siamo realmente, forse scopriremo che la
    nostra identità è tutte queste cose diverse: il passato, i nostri genitori,
    la nostra casa, il nostro lavoro, il nostro cane, la nostra compagna, nonchè
    qualsiasi altra esperienza.

    E' possibile che oggi ci sentiamo bene perchè oggi le cose vanno bene, ma se
    domani, chiedendoci come stiamo, scopriamo che non è la stessa cosa, dov'è
    finito il " sentirsi bene " ? E' scomparso completamente, perchè nuove
    influenze si sono succedute alle precedenti. E noi continuiamo a cambiare
    con il mutare delle circostanza, come il flusso di un ruscello; anche se
    sembra sempre lo stesso, in effetti cambia continuamente....

    Così dobbiamo modificare questo flusso mentale, con la purezza della nostra
    natura intrinseca.

    Infatti, lo scopo della meditazione, non è solo avere davvero una fugace
    visione di quello che è la nostra natura e penetrarla, ma anche portare una
    tale consapevolezza nella nostra vita quotidiana; la nostra esistenza
    ordinaria ed il modo in cui vediamo le circostanze normali della nostra vita
    saranno allora benedette da una tale prospettiva. Anche solo esercitarsi per
    un breve periodo nella meditazione può fare un mondo di bene, ma se volete
    una tale pratica abbia realmente un effetto stabile e duraturo, quello che
    dovete fare non è prenderla come una medicina o una terapia occasionale, ma
    come se fosse la fonte quotidiana di cibo o sostentamento.

    Solo allora gli effetti reali della meditazione potranno farsi sentire.

    Basta pensare a quanto a fondo abbiamo percorso l'altra strada, creando
    concretamente un'abitudine che domina la nostra esistenza. Se guardiamo i
    nostri sogni, per esempio, vediamo che non sono altro che rappresentazioni
    ed immagini di abitudini, e, come si usa dire, " le vecchie abitudini sono
    dure a morire ". Ci vuole 'un bel po', perchè, se anche lo stato meditativo
    è un'arma molto potente capace di spezzare la confusione, è altrettanto vero
    che non fa parte della nostra esperienza quotidiana e che non è diventata
    essa stessa un'abitudine: così non siamo capaci di trasportare la sua
    influenza positiva nel mondo delle nostre abitudini radicate.

    Ma, ancora una volta, è importante non accentuare troppo concetti
    dualistici, di lotta tra bene e male; tutto questo è più simile al concetto
    di luce: quando splende, non si trova più l'oscurità.

    Così dobbiamo portare luce alle nostre vite, tirar fuori la nostra vera
    natura e permetterle di risplendere. Se guardate a certi grandi maestri, od
    ai buoni praticanti, od anche solo alle persone buone, vedrete che irradiano
    calore, una presenza che è fonte di ispirazione, e che potete riconoscere
    quando vi trovate in loro compagnia.

    E' interessante notare che i Tibetani, quando parlano tra loro, non chiamano
    il loro capo " il Dalai Lama" bensì " Kun Dun", che significa " la presenza
    ". Una persona realmente presente è un Buddha, e questa presenza buddhica è
    ciò che dobbiamo coltivare.

    All'inizio viene chiamata " attenzione " e quando la si realizza pienamente,
    diventa 'presenza'. La disciplina della pratica reale della meditazione
    insegna a mantenere una tale presenza nella nostra vita quotidiana.

    Nel Buddhismo, si sente spesso pronuciare la parola 'disciplina': la
    disciplina non significa un atteggiamento rigido, o una routine militaresca
    senza senso dell'umorismo, ma una consapevolezza e presenza di spirito
    continua. Viene definita " come un profumo impregnante ".

    Nelle conversazioni avute con dei terapeuti, molti mi hanno spiegato come,
    stando alla loro esperienza, uno dei metodi più potenti di guarigione sia
    una 'profonda' meditazione in postura.

    A volte chiedono ai loro pazienti di rimanere in postura, come minimo per
    tre ore.

    Un altro fenomeno che hanno osservato è il fatto che anche se alcuni possono
    essere fortemente legati alla meditazione o ad altre tecniche di
    trattamento, e si sentano a proprio agio con esse, ciò nonostante non
    riescono ad ottenere gli effetti desiderati: i sintomi non mostrano alcun
    miglioramento. Scoprono poi che la causa è il fatto che questi particolari
    pazienti accettano di meditare solo in presenza del terapeuta. Non
    continuano poi effettivamente, fino a portare la pratica nella vita
    quotidiana facendone qualcosa di reale. Quando invece ci riescono, i
    successi sono molto più netti. Nello stesso modo, dobbiamo vedere la pratica
    della meditazione come modo di vivere.

    Ogni volta che praticherete la meditazione, sia nelle prime ore del mattino,
    che in qualsiasi altro momento della giornata, vi accorgerete che aprirà una
    porta sul vostro essere inerente. Dopo questa apertura iniziale, la cosa più
    importante non è la pratica in sé, ma lo stato mentale che una tale pratica
    sviluppa dentro di voi: mangiare è piacevole, ma è più importante sentirsi
    soddisfatti e nutriti; così, lo stato mentale indotto dalla meditazione ha
    un significato molto maggiore del fatto stesso di meditare.

    Troppo spesso la gente si dedica alla meditazione per ottenere qualche
    risultato straordinario, come visioni, luci o miracoli sovrannaturali, e se
    tutto questo non accade , si sentono piuttosto delusi.

    Ma il miracolo che avviene in realtà è più normale e più utile: è una
    trasformazione sottile, non solo nella vostra mente e nelle vostre emozioni,
    ma anche nel vostro corpo, ed è altamente curativo. Come hanno scoperto
    scienziati e medici, quando godete di un buono stato mentale, anche le
    cellule del vostro corpo sono più contente: riuscite ad immaginare le
    cellule che alzano i loro piccoli calici di champagne e dicono " cin cin " ?
    Ma quando la vostra mente si trova in uno stato negativo, allora anche le
    vostre cellule diventano maligne.

    La nostra salute globale ha parecchio a che fare con il nostro stato
    mentale, e con il nostro modo di essere.

    In particolare, in questo periodo, in cui gli uomini sono colpiti da così
    tante malattie, la comprensione di questo fatto non può non risvegliare in
    noi la possibilità di veder la vita in modo diverso: in un certo senso non
    esiste possibilità di scelta; è davvero questione di sopravvivenza. Vivere
    con lucidità è la più grande protezione, anche per la nostra salute.

    Così dovete prolungare lo stato mentale nel quale vi trovate dopo la
    meditazione, sicchè farete ogni cosa con quella presenza mentale. C'è una
    storia molto famosa di una conversazione di un maestro Zen ad un suo
    discepolo, il quale gli chiede: " Maestro, come porti l'illuminazione
    nell'azione concreta? Come la pratichi nella vita quotidiana? "

    " Magiando e dormendo ", risponde il maestro.

    " Ma, Maestro tutti dormono e mangiano ."

    " Ma non tutti mangiano quando mangiano, e non tutti dormono quando dormono
    ".

    Da qui deriva il famoso detto Zen:

    " Quando mangio, mangio.

    Quando dormo, dormo ".

    Questo significa essere presenti al 100% nell'azione; non siete più il
    vostro ego ordinario, e la vostra azione è diventata un'azione universale,
    un'azione compassionevole. Senza più dualismo, 'diventate voi stessi
    l'azione'. Per esempio, è stato scoperto che quando rigoverante, se
    mantenete la mente pura e lavate i piatti con tutto voi stesso, ciò è molto
    energizzante. Se invece nel frattempo pensate a molte altre cose, allora
    diventerà una seccatura. Questo dovrebbe suggerirvi l'applicazione continua
    della lucida attenzione e della presenza. Se volete che la vostra pratica
    sia veramente di beneficio per voi e per la vostra esistenza, e perciò anche
    di beneficio per gli altri, non potrete dedicarvi ad essa solo
    occasionalmente.

    Spesso la gente chiede: " E' meglio praticare venti minuti la mattina, o la
    sera, oppure fare diverse sedute più brevi ? "

    Sì, è positivo praticare la meditazione venti minuti, anche se questo non
    vuol dire che venti minuti sia un limite massimo. Da nessuna parte nelle
    scritture si parla di venti minuti. "

    Venti minuti " è una nozione che si è sviluppata in Occidente; potreste
    chiamarla " Periodo Standard per la Meditazione " . A volte la gente teme,
    se non rimane in postura per venti minuti, di fare qualcosa di sbagliato,
    come quando si interrompe una cura di antibiotici. Ma il punto fondamentale
    non è il tempo: il punto è se la pratica vi porta realmente ad un certo
    stato di presenza.

    Se così è, potete rimanere in postura anche solo cinque minuti, per tre
    minuti, potete sedervi anche solo per un minuto ..., per trenta secondi...
    perfino cinque secondi... ma potrebbe non essere sufficiente !

    Il punto fondamentale non è nemmeno la postura; in particolare i meditatori
    pigri che si siedono per venti minuti e si appisolano !

    Per loro, in particolare, venti minuti di meditazione sonnolenta non sono
    consigliabili: dovrebbero praticare seduti cinque minuti , ma ben svegli...
    Credo che siano abbastanza felici di questa notizia !

    Il mio maestro, Dudjom Rinpoche, diceva sempre che un principiante dovrebbe
    meditare in brevi sedute. Praticate per tre-cinque minuti, poi fate una
    breve pausa, di almeno un minuto.

    Quando fate una pausa, quello che in realtà fate è lasciar andare la tecnica
    meditativa. Specialmente se vi siete impegnati molto durante la seduta, nel
    momento in cui fate una pausa, lasciandovi andare, ma mantendendo la vostra
    presenza, spesso la meditazione si manifesta ' in quel momento'. Ecco perchè
    la pausa è una parte della meditazione importante, quanto la postura.

    Riprendete la postura per un breve periodo e poi fate una pausa, lucidi e
    naturalmente rilassati. Poi sedetevi di nuovo.

    Così fate numerose sedute brevi: cinque minuti di pratica, poi un minuto di
    pausa, e così via. Se fate così, l'intervallo rinfresca la vostra
    meditazione, e la meditazione fa della vostra pausa un'espressione naturale
    della vostra pratica

    Se continuate una tale forma di alternanza di pratica e di rilassamento
    interconnessi dal filo della vostra lucidità, allora lentamente, lentamente,
    tra meditazione e post-meditazione ci sarà minor differenza, scomparirà il
    confine. Come ha detto un grande maestro: " Non ho mai meditato, ma non mi
    sono mai neanche mai distratto, neppure per un sol secondo." Un tale
    praticante non ha bisogno necessariamente di meditare, perchè si trova
    sempre in tale stato, e non si distrae mai, nemmeno per un solo momento.

    Naturalmente, il problema sta nel riuscire a farlo per ventiquattr'ore al
    giorno, trecentosessantacinque giorni all'anno. Quando fate un ritiro
    meditativo, per esempio, il fine fondamentale è tagliarvi fuori dagli
    impegni della vostra esistenza e ritirarvi nell'ambiente naturale e propizio
    della meditazione. Ritiro significa mettere un limite alle attività
    superflue: in una tale situazione voi mantenete la meditazione quasi
    ventiquattr'ore al giorno, anche mentre dormite, mangiate e vi rilassate. Se
    la vostra pratica è intensiva, profonda e rilassata a quel modo, allora
    comincia ad avere un effetto di fondamentale importanza sul vostro essere
    profondo, e sul flusso della vostra mente.

    Però, non è soltanto praticando nell'ambiente di un ritiro che i benefici
    della meditazione possono permeare il vostro flusso mentale. Dopo un tale
    ritiro, anche mentre vivete la vostra solita esistenza in città, potete
    praticare un po' al mattino e quindi applicare una tale presenza in tutta la
    vostra vita quotidiana. Allora, ogni volta che vi sentite persi, confusi, o
    distratti, tornate alla vostra meditazione, od alla vostra respirazione,
    riconquistate e matenete tale stato di presenza, e riposate in esso per
    tutto il tempo che potete.

    E' l'applicazione continua di tale presenza che provoca realmente
    cambiamenti profondi. Se a volte vi accorgete che non è così semplice
    praticare da soli, o nella vostra stanza, allora cercate di andare a
    praticare all'aperto. Alcuni, che trovano difficile mantenere la postura,
    traggono grandi benefici dal praticare in silenzio mentre camminano; in
    particolare se vivono in un bell'ambiente naturale.

    Potete sedere in riva ad un fiume e vedere come continua a cambiare mentre
    vi passa davanti:

    ispirerà la vostra introspezione, e potrete abbandonare quietamente la
    vostra mente, lasciando fluire l'energia. Oppure, potete contemplare
    l'oceano, o sdraiarvi per terra e fissare il cielo, abbandonando quietamente
    la vostra mente, e lasciando che il cielo esteriore ispiri una spazialità
    interiore. Questo è un modo nel quale potete praticare. Un altro è usare la
    respirazione, che è il metodo più comune nel Buddhismo. La respirazione è il
    tramite vitale dell'energia; è come lo spirito, che riunisce il corpo e la
    mente. Si dice spesso che la respirazione sia il veicolo della mente. Così,
    se volete calmare, o domare la mente, domate il respiro, e allora domerete
    abilmente la mente nel contempo.

    Quando usate la respirazione, tenete la bocca leggermente aperta come se
    foste sul punto di dire " aaah ". Non serve una respirazione speciale;
    respirate come vi viene, in maniera rilassata. A volte, respirare ed essere
    presenti è sufficiente, ma se avete bisogno di concentrarvi perchè la vostra
    mente è molto agitata e turbolenta, allora centratevi sulla vostra
    respirazione ed identificatevi con l'espirazione.

    Questa è una tecnica interessante, perchè, mentre all'inizio può essere solo
    una semplice pratica di osservazione dell'espirazione, in seguito, se si
    viene introdotti in forme di meditazione più avanzate, ci si accorge che può
    aprire molte, molte porte. Serve quasi come preparazione per la pratica
    meditativa di Mahamudra, o dello Dzogchen.

    Osservate la respirazione, focalizzatevi sull'espirazione e identificandovi
    in essa. Quando espirate, il respiro si dissolve nello spazio;
    l'inspirazione avviene naturalmente ogni volta che i vostri polmoni si
    svuotano, così non dovete pensarci troppo.

    Non concentratevi troppo; date circa il 25% della vostra attenzione, e
    lasciate il resto quietamente rilassato, tutt'uno con il vostro respiro.

    Usate questa tecnica per tutto il tempo che vi serve. Vi porterà maggiore
    chiarezza. Poi, quando vi ritroverete più centrati nella natura della vostra
    mente, e quando vi ritroverete in sintonia con il respiro, non dovrete più
    rivolgergli particolari attenzioni. Limitatevi semplicemente a riposare
    nella pace della vostra mente.

    Tranquillamente, svegli, attenti e rilassati.

    Poi, cominciate nuovamente a distrarvi, ritornate ancora una volta alla
    respirazione. Questa è la tecnica.

    Ora si tratta solo di metterla in pratica.

    Fonte:Fuocosacro.com
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