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Sull'opera di Massimo Teodorani

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Sull'opera di Massimo Teodorani

Messaggio Da Angelodiluce il Lun Set 20, 2010 9:22 am

Giuseppe Vatinno legge l'opera omnia di Massimo Teodorani e ci propone
un'analisi approfondita degli studi del fisico romagnolo: dalla figura di
David Bohm, alla sincronicità, all'entanglement, alle sfere di luce di
Hessadalen...

La parapsicologia, o meglio, la metapsichica (il termine ottocentesco pare
essere indubbiamente più calzante ed anche esteticamente migliore) che
parimenti useremo si occupa di studiare quei fenomeni che non rientrano a
pieno titolo nei normali campi della scienza propriamente detta e
accademicamente accettata.
Intanto c’è subito da dire che il territorio che la scienza bonifica al
mistero si allarga di giorno in giorno e diviene sempre più consistente; il
metodo scientifico, infatti, permette anche in questo campo un progresso
continuo ed un raffinamento delle metodologie oltre che una maturazione
culturale dello stesso campo d’indagine.
C’è anche subito da dire che pochi sono stati i fatti eclatanti che si sono
manifestati nel lento procedere della scienza in questi territori al confine
con il pericoloso mondo della superstizione.

Dal punto di vista strettamente sperimentale infatti e per la stessa natura
ambigua ed elusiva della fenomenologia nulla di nuovo è avvenuto dal XIX
secolo che possiamo prendere come punto di partenza ideale dell’indagine in
questo campo. Infatti, per la loro stessa natura, i fenomeni “non usuali”
(chiamiamoli così) “classici” quali quelli ESP (acronimo inglese di Extra
Sensorial Perception ovverosia Percezione Extra Sensoriale) e legati al
mondo psichico quali, ad esempio, telepatia, chiaroveggenza, precognizione,
psicoscopia o psicometria d’ambiente e quelli PK legati al mondo fisico
quali la psicocinesi sono non riproducibili e cioè non possono rientrare
nella prassi della scienza galileiana di osservazione, esperienza, ipotesi e
teoria, ma c’è anche da dire subito che la categoria dell’“esperienza” non
lo è neanche per alcuni fenomeni fisici ben noti come, ad esempio,
l’esplosione di una supernova che in laboratorio non si può ripetere, ma è
chiaramente un evento reale. Da questo punto di vista la parapsicologia ha
inteso dividersi in due campi d’indagine; quella “quantitativa” che cerca di
riprodurre in laboratorio i fenomeni e quella “qualitativa” che invece si
limita a catalogarli dopo averli studiati.
Poiché con grande probabilità questi fenomeni così sottilmente elusivi hanno
molto a che fare con la mente e quindi con lo stato psicologico è subito
chiaro il ruolo molto importante che riveste un’indagine qualitativa insieme
a quello che di quantitativo si può fare.

Questo per il campo sperimentale; per quanto riguarda invece il campo
teorico, cioè dell’apparato interpretativo della fenomenologia studiata la
situazione è ancora, se possibile, più complessa essendoci una vera
moltitudine di modelli interpretativi alcuni alquanto strampalati e bizzarri
altri invece formulati in modo scientifico.
In questo articolo vogliamo occuparci di una interpretazione teorica di
certi fatti ben noti o comunque riconducibili a fatti ben noti come la
natura stessa di una certa “essenza vitale” che fin dall’inizio
dell’attività conscia dell’ homo sapienza ha occupato molto spazio dello
sforzo umano di darsi una ragione escatologica della propria presenza.
Ogni religione e molte filosofie hanno dato per scontato la presenza vera ed
operante di una “energia”, di un “quid, di un pleroma, di un “soffio vitale”
chiamato spirito o anima (qui non facciamo differenza dei due termini spesso
usati i accezioni diverse); tale essenza avrebbe doti di poter sopravvivere
anche alla fine del proprio involucro fisico che la ospita.

E quindi, dopo questa lunga introduzione, veniamo all’essenza del contenuto
di questo articolo cioè il titolo impegnativo che sembra un trattato di
scolastica medievale e cioè sulla “natura” dell’anima come è immaginata ed
esplicata in una teoria di un fisico, per la precisione di un cosmologo, il
dottor Massimo Teodorani che sull’argomento ha scritto più di una decina di
libri, molti articoli ed ha prodotto anche dei video.
Devo dire che io sono per natura abbastanza scettico avendo una formazione
scientifica su questi temi, ma che, parimenti, li studio con grande
interesse sia dal punto di vista culturale che più propriamente “fisico” e
scientifico.
Mi sono quindi imbattuto nei lavori di Teodorani qualche mese e devo dire
che, inizialmente, pensavo che si trattasse delle solite teorie ed
elucubrazioni che spesso vengono prodotte in questo campo per sua natura
alquanto lasco di controlli scientifici seri; invece, via via che leggevo il
lavoro del fisico romagnolo (vive a Cesena) mi sono accorto che la base
scientifica teorica su cui si basavano era seria e sostanzialmente solida ed
aveva come base la meccanica quantistica e le più moderne teorie della
fisica .

Insomma, la teoria era consistente nella sua forma generale (a parte qualche
punto teorico rimasto non ben definito, ma quello c’è pure nella meccanica
quantistica e relativistica stessa!). C’è anche subito da dite che la teoria
del Teodorani non rientra nella miriade di teorie quantistiche new age che
infestano letteralmente questo campo di studi inficiando anche i tentativi
di lavori seri che vengono fatti.
Ma quali sono i punti chiave del suo pensiero?
È presto detto; riportiamo di seguito una lista di key words che ci aiutano
subito ad inquadrare il problema.
Interpretazione di Bohm della meccanica quantistica, Entanglement
quantistico, Sincronicità Teletrasporto, Sfere di luce, Mente di Dio.
Iniziamo a vedere i singoli elementi di questa lista così, diciamo,
indubbiamente impegnativa.

Interpretazione di Bohm e della meccanica quantistica

La meccanica quantistica (in seguito anche m.q.) è una teoria che spiega il
comportamento dei corpi microscopici quali molecole, atomi e particelle
elementari. Essa nasce nel 1900 grazie alle intuizioni di scienziati come
Ernest Planck, Niels Bohr, Albert Einstein (che ci vinse anche il nobel),
Erwin Schroedinger, Paul Dirac, Luis de Broglie, Werner Heisemberg, Wolfgang
Pauli e veramente molti altri. Tutto nasceva dal fatto che la fisica
cosiddetta “classica”, quella di Newton per intenderci, non era in grado di
spiegare il bizzarro comportamento degli oggetti atomici (problema della
“catastrofe ultravioletta” nello spettro di corpo nero) o della luce i cui
fotoni apparivano come ubbidire a leggi diverse rispetto a quelle che
regolavano i fenomeni macroscopici (fenomeno della “doppia fenditura”).
Ecco dunque che si rese necessario introdurre una “nuova fisica” che
rendesse conto di ciò, una fisica che si basava sulla in districabile
ambiguità tra natura corpuscolare ed ondosa delle particelle e che
introduceva nel rigido mondo meccanico di Newton la probabilità; si passava
quindi dalla certezza (che è, in definitiva, una probabilità con valore 1) a
tutto un mondo di incertezza.

Fu Schroedinger (in forma differenziale) insieme a Heisemberg (in forma
matriciale) ad introdurre una funzione, o “funzione d’onda” (in seguito
anche f.d.o. ed indicata con la lettera greca “psi” che curiosamente è
utilizzata anche per indicare i fenomeni paranormali) che conteneva le
interpretazioni probabilistiche del risultato degli esperimenti;
l’interpretazione usuale di detti risultati è chiamata di Copenaghen perché
proposta dal fisico danese Bohr e dà un valore fittizio alla sua essenza
cioè considera la funzione d’onda solo un artefici matematico utile a fare
certi calcoli. In contrapposizione a questa visione c’è quella di Bohm che
invece considera la PSI una grandezza fisica del tutto reale ed esistente
introducendo il concetto di potenziale quantico ed aprendo la strada ad una
interpretazione dell’universo di tipo olistico in cui tutte le particelle
che lo compongono sono in una continua interazione e correlazione tra loro
tramite il fenomeno chiamato dell’entanglement quantistico (1).
L’equivalente psichico di tale fenomeno si chiama invece “sincronicità” ed è
stata studiata principalmente dal grande psichiatra e psicanalista svizzero
Karl Gustav Jung insieme al fisico nobel Wolfgang Pauli.

David Bohm (1917 – 1992) giunge alla conclusione che in realtà tutto
l’universo “è Uno” e questa non è solo una affermazione spirituale (invero
piuttosto comune), ma ha un significato scientifico dato che la base di
spiegazione è proprio il fenomeno dell’ entanglement che unisce e connette
tutte le particelle dell’universo. Tecnicamente, Bohm giunge a questa
conclusione introducendo una quantità matematica che è chiamata “potenziale
quantistico” (indipendente dalla distanza) e che costituisce una sorta di
“guida” per le particelle; in questo modo risulta superata, reintroducendo
il determinismo causale, l’interpretazione quantistica di Bohr e la teoria
ridiviene completamente deterministica perdendo anche le imbarazzanti
supposizioni dell’esistenza di una cosiddetta “azione a distanza” nei
fenomeni “non locali” (come nel paradosso di Einstein – Podolsky – Rosen
(2)); semplicemente, per Bohm, lo “spazio” ed il “tempo” cessano di esistere
ad un livello “superiore” (che è anche la sede dell’“inconscio collettivo”
junghiano) che è quello in cui agisce il potenziale quantico rendendo così
conto dei tipici fenomeni psichici della sincronicità, indagati da Jung e
Pauli. In questa ottica, mente e materia superano il dualismo cartesiano,
per tornare ad essere espressione di un’unica Realtà.

Si noti che il concetto di “potenziale quantico” trova una corrispondenza
nella enorme energia (3) contenuta nel “vuoto” quantistico (“Energia di
punto zero”) che è pienamente inquadrato nella teoria quantistica standard.
Il Teodorani individua nell’ entanglement quantistico la possibile
spiegazione delle connessioni paranormali; infatti, l’entanglement è
l’equivalente fisico della sincronicità e viceversa! In questa ottica un
altro campo di studio di Teodorani è il fenomeno Ufo però affrontato
scientificamente; lui pensa che i cosiddetti Ufo siano effettivamente
(alcuni) di natura extraterrestre e che si teletrasportino sulla terra
materializzandosi nell’alta atmosfera per poi “simulare” una normale
propulsione di tipo magnetico.
In effetti, Teodorani si occupa professionalmente anche del Progetto SETI
per la ricerca e il contatto di intelligenze extraterrestri e ritiene
–giustamente- che i “normali” metodi elettromagnetici siano lentissimi e che
non permettano una comunicazione interstellare; ecco quindi che propone
l’entanglement per comunicare istantaneamente (questa è una nota
caratteristica “sincronica” in quanto vengono abolite le categorie di
“spazio” e di “tempo”).

Inoltre Teodorani si è occupato professionalmente per il CNR del cosiddetto
fenomeno delle “sfere di luce” di Hessadalen, in Norvegia ed in altri punti
del mondo.
Tuttavia, quello che a noi più interessa, riguarda la sua spiegazione
teorica di fenomeni che hanno sempre avuto una precipua interpretazione
spirituale; il Teodorani infatti riesce anche a dare un quadro teorico di
spiegazione della possibilità che tale “energia” (cioè, l’”anima”) possa
migrare da corpo in corpo con precisi meccanismi quanto - meccanici; in
pratica si tratta di un tentativo di spiegazione scientifica della
reincarnazione.
Il Teodorani poi in alcuni libri sviluppa anche una sua teoria, questa però
di netto stampo metafisico, in cui propone una sorta di lotta cosmica tra
“forze del bene” e “forze del male” quindi si tratta di una classica
rivisitazioni in chiave scientifica di tipiche tematiche gnostiche o
neognostiche (si veda anche la cosiddetta “gnosi di Princeton”) facendo
proprie le “rivelazioni” di una sensitiva milanese, Fiorella Rustici.

Il vuoto quantico e lo "spirito"

In questo nostro lavoro vogliamo attenerci, per formazione scientifica ed
impostazione metodologica, il più possibile vicini ai “fatti” cioè ai
“fenomeni”; tuttavia, non possiamo, a volte, esimerci dal tentare qualche
possibile “apertura” interpretativa dei fatti e delle teorie esistenti, in
modo di giungere a conclusioni che hanno un certo grado di raffinatezza
intellettuale, ma che, è bene precisarlo chiaramente, hanno anche l’impronta
di una decisa speculazione filosofica. Dunque, prendiamo quanto staremo per
dire, con il naturale beneficio di inventario che compete alla filosofia.
Tuttavia, quanto sarà esposto, ha sicuramente un certo interesse
intellettuale e può comunque servire a stimolare una successiva riflessione
che potrebbe aprire a nuove vie speculative.

Dunque, per David Bhom, esiste un “quid” che in fisica chiama “potenziale
quantico”, ma che, in realtà non sarebbe altro che lo stesso vecchio
concetto di “spirito universale”, cioè un “ente” dotato di infinita
coscienza e che “guida” tutto il cosmo (con meccanismo precisi, cioè con una
sua “tecnica”). In questa visione vi è finalmente, come detto, la
(ri)unificazione di mente e materia in un ente unico che le comprende
entrambi. Naturalmente, questa visione unificante ed unificata è molto
attraente per gli scienziati che, in genere, ritengono che tutto sia in
realtà molto più semplice di quello che si pensa e che alla fine vi sia una
profonda unità (si tratta, si badi bene, di un pregiudizio perché non è
stato mai dimostrato che la natura segua una via “estetica” o di
“semplicità”, tuttavia è un pregiudizio abbastanza ben radicato nell’intera
comunità scientifica).
Non si può fare a meno che fare dei paragoni tra la moderna fisica
quantistica e le filosofie orientali (le più vicine indubbiamente a questo
modo di pensare la Realtà).

Nell’induismo, ad esempio, esiste solo una “Realtà ultima” che è
identificata con il principio filosofico del Brahman, cioè l’Assoluto (che
poi trova una corrispondenza nel dio Brahma nel pantheon induista); il
“relativo”, cioè l’”Uomo”, o meglio la sua “essenza”, cioè l’Atman, non è
altro che una “illusione” (“Maya”) come del resto l’intero mondo fenomenico
(si veda ad esempio il bel libro del fisico F. Capra, “Il Tao della
fisica”).
La visione di Bohm si chiama “olistica” perché ritiene che tutto sia
interconnesso e che la somma “valga” più dei singoli, cioè che unendo tutto
si passi ad una realtà qualitativa diversa, più ricca ed articolata.
Per Bohm non esiste il classico concetto di “campo” tipico
dell’elettromagnetismo o della meccanica quantistica: piuttosto si suppone
l’esistenza di un “campo di informazione”, cioè un “campo informativo” ,
cioè il detto “potenziale quantico” (4) che “guida” la traiettoria di ogni
particella del cosmo.

Il modello olografico di Bohm è stato poi assunto come riferimento per i
suoi studi dal neurofisiologo statunitense Karl Pribram, dell’Università di
Stanford.
Egli cercò di formalizzare il concetto di “prespazio” in cui si annullavano
le categorie filosofiche di “tempo” e “spazio” per dare ragione dei fenomeni
sincronici; Bhom definiva l’ordine nascosto che permea l’universo “ordine
implicato” in contrapposizione al concetto di “ordine esplicato”, che è poi
quello “classico” della scienza tradizionalmente intesa.
Bohm giunge al concetto che l’universo abbia la stessa proprietà di un
ologramma e che cioè contenga in ogni suo frammento, il “tutto”, cioè
l’ordine “implicato”.

Il vuoto quantico e lo "spirito assoluto"

Bohm si spinge molto avanti nella sua speculazione filosofica e giunge ad
interpretare anche il concetto di “Dio” inteso come “apice” del Cosmo
stesso. Per il fisico americano l’”Assoluto” riesce a “sperimentare” tramite
l’ordine implicito, la stessa esistenza del “relativo”; insomma, l’Assoluto
“diviene cosciente” di sé tramite una sorta di sublime fisiologia cosmica in
cui esperisce le “esperienze” fenomeniche” ed “etiche” tramite tutte le
particelle dell’universo che risultano in realtà essere unite in un unico
superorganismo cosmico, cioè, appunto, “Dio” visto nell’ottica del divenire,
il che ricorda molto la teoria del “Punto Omega” dello scienziato gesuita
francese Pierre Theilhard de Chardin (e il suo “Cristo Cosmico”). Appare del
tutto evidente che l’interpretazione che Bohm fa della Realtà è, pur essendo
su solide basi scientifiche, di tipo mistico. E non caso Bohm divenne
seguace nel 1959, dopo la lettura del libro “Prima ed Ultima Libertà”, di
Jiddu Krishnamurti, un teosofo e maestro spirituale indiano con cui sviluppò
anche dei “gruppi di dialogo” (ancora attivi) in cui si cercava di trovare
punti di contatto tra impostazioni mentali anche molto diverse.Fu così che
Bohm sostituì la fede comunista giovanile con una visione mistica di una
società “giusta ed egualitaria” ottenuta tramite lo sviluppo di una
coscienza comune tra tutti i suoi membri.
Bohm fu attratto dal concetto mistico che “osservato” e “osservatore”
possano essere in realtà la stessa cosa; questo è il concetto che era emerso
naturalmente nella sua interpretazione olistica della meccanica quantistica;
le due particelle separate dell’entanglement in realtà sono una sola
particella come uno solo è osservato ed osservatore.

Bohm e il bragma

L’esistenza di Bohm fu una esistenza, lo si comprende già da quanto detto,
particolarmente sofferta; Bohm infatti non era interessato solo a
“conoscere” in maniera sostanzialmente astratta e distaccata “come stavamo
le cose”, ma egli voleva anche “agire” per il cambiamento della società (e
per questo, da giovane, si interessò attivamente di politica divenendo
comunista). Per “agire nella società”, cioè nel “pragma” e nell’azione
concreta e fattiva, Bohm, come detto, sotto l’influenza di Krishnamurti
formò dei “gruppi dialogo” che permettessero, attraverso anche lo strumento
della meditazione, di giungere a fatti concreti, a cambiamenti sociali;
infatti, insieme ai suoi studenti del Birbeck College di Londra, cercò di
costruire il cambiamento; ad esempio, portò l’esempio della lingua di alcuni
gruppi di nativi americani che utilizzavano quasi esclusivamente il modo
verbale; Bohm chiamò questo particolare linguaggio “reomodo” cioè “modalità
riguardante le cose (concrete)” e quindi centrato sul processo di
trasformazione.Per cambiare le cose il fisico americano riteneva
fondamentale il contatto con l’ordine implicato ed il relativo
“olomovimento”; il contributo di ogni essere umano è quello di costruire,
nel suo piccolo, la “noosfera” o “sfera della coscienza”. Da notare anche i
suoi frequenti incontri con il Dalai Lama, a sua volta molto interessato
alla scienza e, in particolare, alla fisica.

Bohm utilizza la materia, tramite, il pragma per giungere a Dio (che
raramente chiama con questo nome). Per Bohm esiste qualcosa d’altro oltre il
disordine della materia, qualcosa di intelligente, di sacro e di santo.
Dunque affronta poi anche la teodicea cioè il problema del (supposto) male
in Dio; e risolve la questione notando che il cosiddetto “male” è dovuto
unicamente al chiudersi degli essere nel proprio piccolo ego individuale
rinunciando a far parte d quella armonia cosmica che dà un senso
all’esistenza unico ed irripetibile.

Bohm e i fenomeni "paranormali"

Bohm, come detto, credeva fermamente in una stretta interazione tra mente e
materia come frutto di una più generale unione cosmica di tutto in una
Coscienza cosmica condivisa. Questo lo portò a considerare le evidenze
sperimentali ESP come possibile “prova” della sua teoria sull’ordine
implicato; tuttavia, prove sperimentali certe di questi fenomeni, come
detto, in senso strettamente scientifico, non esistono ancora e questo non
ha ancora permesso una verifica “sperimentale” delle teoria di Bohm sebbene
si siano fatti grandi passi in avanti ad esempio grazie agli studi condotti
al PEAR di Princeton da Robert Jahn, Brenda Dunne ed altri.Tali esperimenti
riguardano la possibile manifestazione di una “coscienza collettiva”. C’è
anche da dire che le teorie scientifiche che riguardano i cosiddetti
fenomeni paranormali sono comunque sempre più complete ed avanzate, ma
purtroppo, ancora non si riesce ad avere prove sperimentali certe (il che
non è certo un risultato troppo strano o inattendibile visto che con grande
probabilità tali manifestazioni sono dovute a particolari stati coscienziali
che non sono certo facilmente riproducibili in laboratorio).

Teodorani interpreta la teoria di Fiorella Rustici

Il Teodorani scrive poi un suo libro, “La mente creatrice” (2009) per
spiegare quanto riportato da una “sensitiva” milanese (come detto) Fiorella
Rustici nel libro “E Dio creò la mente” (2008); questa parte del discorso
del fisico romagnolo è invero meno convincente di quella più propriamente
basata su fatti fisici e teorie note, soprattutto quella di Bohm, ma merita
comunque di essere riportata per via della sua singolarità.
L’universo è creato da un solo momento di coscienza divina (in uno stato di
minima entropia, come effettivamente è) per poi degradarsi progressivamente
ed inesorabilmente.

In pratica la visione di Teodorani/Rustici implica la presenza di due
“forze” opposte una positiva legata allo spirito e l’altra negativa legata
alla materia (fin qui assolutamente niente di nuovo); un elemento di novità
può essere invece visto nel fatto che in realtà una delle due forze positive
è l’espressione di una più grande e generale “Forza Positiva” (assimilabile
ad una sorta di Dio Buono) e quindi, alla fine, nell’equilibrio energetico
generale, abbiamo tale Forza Positiva maggiore, una forza positiva minore ed
una forza negativa minore. Questa visione si discosta da quelle solite di
tipo simil duale con due forza di uguale intensità e di segno opposto o
quella in cui vi è una grande Forza Positiva che si oppone ad una piccola
forza negativa. Alla fine, il sorgere della “coscienza”, è visto come
l’unico antidoto al continuo degrado dell’universo.

Dobbiamo qui naturalmente chiarire cosa intendiamo per “positivo” o
“negativo”; per positivo si intende una forza di “luce” che insomma ha i
tradizionali attributi della positività mentre per negativo intendiamo una
forza delle “tenebre”, legata al disordine, al caos, alla violenza.
Da notare che in tale interpretazione la Forza Positiva maggiore si espande
nell’universo cercando di illuminare la zona delle tenebre ed inviando suoi
“emissari” di luce che progressivamente vengono contaminati dalle tenebre e
si trasformano in esseri decaduti e negativi (evidente qui il miti della
trasformazione di Lucifero, l’“angelo più bello” che diventa
progressivamente avvicinandosi alla Terra, cioè alla materia un “angelo
delle tenebre” cioè un “demone” tradizionalmente inteso).
La teoria di Teodorani/Rustici prosegue poi individuando degli esseri, che
non sono altro che in definitiva gli angeli decaduti, i “Costruttori” che
operano nella materia fisica grazie alla tecnologia costruendosi vere e
proprie razze che li adorino; questa parte della teoria ricorda molto da
vicino la Bibbia e il Dio dell’Antico Testamento, cioè Jahvè un Dio geloso
che vuole essere adorato dal suo popolo (anche questa parte ha comunque dei
precedenti gnostici ben noti).

Tuttavia la parte più interessante di tale teoria riguarda la natura
dell’“anima” che vivrebbe nel vuoto quantistico (chiamato da Teodorani anche
“campo di Planck”); tale forma energetica (che questo si intende con il
termine anima) si attiverebbe incontrando un corpo fisico nel senso che
potrebbe trasformarsi in qualche modo in “coscienza” secondo il modello del
collasso della funzione d’onda nei microtubuli (come descritto dal famoso
fisico Roger Penrose) (5). In un crescendo di complessità la teoria immagina
che i “signori di questo mondo” cioè i demoni siano dotati di una tecnologia
potentissima a cui, parimenti, si oppongono invece “angeli della luce” che
hanno raggiunto anch’essi un altissimo livello tecnologico e che quindi,
alla fine, vi sia una grande contrapposizione cosmica tra “razze di luce” e
“tra razze di tenebre”. Questa è l’interpretazione che dà il Teodorani e che
conforme, in vero, a quella classica dell’ufologia.

Fenomeni anomali di luci

Come detto, Teodorani anche professionalmente per il CNR si è molto
interessato del fenomeno delle “Sfere di luce” (vedere il libro in
bibliografia).
Teodorani dunque studia soprattutto il fenomeno di Hessadalen, in Norvegia
in cui da molti anni si manifestano strane formazioni luminose che si
spostano nel cielo cambiando forma. Questi fenomeni sono in gran parte
spiegati dalle normali cognizioni scientifiche, ma non tutto e tutti lo sono
nella loro completezza. Per studiarli si sono utilizzati spettrometri,
magnetometri, radar, sensori ad amplificazione di luminescenza ed anche
strumenti per analizzare l’attività elettrica cerebrale per studiare
eventuali interazioni tra i fenomeni e la coscienza. La spiegazione più
usuale è che i fenomeni anomali di luce siano generati da plasma confinato
secondo il modello ideato dal fisico cino-statunitense You Sou-Zou nel 1995
che studiò il fenomeno di Hessadalen nel suo picco del 1985 .Secondo questo
modello la luce nascerebbe da effetto piezoelettrico dalle rocce in
particolari condizioni di umidità elevate e da lì nascerebbe poi un
plasmoide; un'altra teoria è quella del fisico nucleare statunitense David
Fryberger ed implica l’azione di monopoli magnetici.

La parte strana di questi fenomeni è che tali luci paiono interagire
stranamente con gli osservatori; a parte il continuo cambiamento di figure
geometriche esse a volte, secondo il Teodorani, paiono reagire a stimoli
luminosi puntati si di esse o, addirittura, inseguire l’osservatore. Se è
vero che i globi tendono ad essere attratti per via elettromagnetica alcune
volte sembrano dotati di una sorta di rudimentale “intelligenza
animale”.Tuttavia, anche in questo caso ci potrebbe essere una spiegazione
scientifica come il noto “effetto Persinger” un neurofisiologo che ha
studiato approfonditamente gli effetti di forti campi elettromagnetici sulle
persone che includono fenomeni di tipo allucinatorio.

Secondo lo studioso britannico Paul Devereux i fenomeni anomali di luce
potrebbero essere collegati tra loro da una sorta di macro-entanglement
quantistico ed interagire, in questo modo, anche con le menti degli
osservatori. In questa ottica già nel 2007 è stato approntato un esperimento
dal Teodorani e dalla biofisica Nobili.
C’è da dire che l’idea di “plasmi intelligenti”, cioè di strutture
energetiche che in determinate condizioni fisiche possano albergare la
coscienza, non è nuova e già il famoso fisico Freeman Dyson l’ha proposta
come unica possibile forma di sopravvivenza quando l’universo si sarò
raffreddato nella morte termica alla fine del suo ciclo vitale; tuttavia,
quella di Dyson è stata una previsione per una possibile forma di
sopravvivenza energetica dell’umanità mentre i fenomeni delle luci anomali
sono attuali e non futuribili.

Conclusione
Questo articolo, in verità piuttosto lungo, è stato scritto perché nel
panorama abbastanza stantio della “scienza dell’insolito” l’opera di
Teodorani (che mi sembra essere stata tutta pubblicata dalle Macro Edizioni)
rappresenta indubbiamente interessanti elementi di assoluta originalità; nel
contempo, il lavoro del fisico romagnolo, è particolarmente interessante
perché si tiene lontano dagli infidi approdi della new age e della relativa
paccottiglia pseudo-intellettuale che vi ruota, diremo inevitabilmente,
intorno. Teodorani, da scienziato professionista, non rinuncia
(correttamente, che questo dovrebbe essere poi il compito della scienza
vera) a studiare fenomeni anche insoliti, ma lo fa, appunto, utilizzando la
strettissima maglia logica della matematica e, in generale, del metodo
scientifico.

Note

(1) Il fenomeno dell’entanglement dimostra che se due particelle sono state
almeno una volta in contatto tra loro rimangono per sempre; infatti, mutando
lo stato fisico di una (ad esempio il suo spin) l’altra immediatamente ne
risente l’effetto e si adegua mutando il proprio (spin), il tutto
indipendentemente dalla distanza (tuttavia non risulta essere violata la
teoria della Relatività Ristretta di Einstein perché comunque il fenomeno
dell’entanglement non permette di essere utilizzato per trasportare
“informazione” utile sempre per il Principio di indeterminazione di
Heisembreg).

(2) Tale paradosso è stato poi effettivamente confermato sperimentalmente
dal fisico Alain Aspect nel 1982; prima dilui ci furono molti altri
esperimenti, ad esempio quelli di Shimony, Horne, Clauser e Holt (pubblicati
nel 1969 su Physical Review Letters);in ogni caso il fisico John Bell ha
dimostrato matematicamente che la meccanica quantistica “classica”, cioè
nell’accezione di Bohr, è una teoria intrinsecamente non locale e quindi
probabilistica e che sono naturalmente implicati “azioni a distanza” come
pare essere il già citato caso dell’entanglement quantistico.

(3) Tale energia del vuoto che sarebbe anche responsabile dell’espansione
accelerata dell’universo, ha un valore di circa 10^108 J/cm^3 (J = Joule) e
costituisce circa il 73% di tutta l’energia dell’universo. Lo stesso Big
Bang, cioè l’atto di nascita dell’universo stesso, sembrerebbe essere stato
causato da una fluttuazione quantistica del vuoto stesso.

(4) Dal punto di vista strettamente tecnico, Bohm cercò sempre di
formalizzare (non riuscendoci in maniera soddisfacente)matematicamente la
trattazione dei fenomeni non-locali; in questa direzione sono i suoi studi
di topologia algebrica, insieme al collega Basil Hiley, del Birbeck College
di Londra; altro suo collaboratore fu il fisico David Peat che si interessa
tuttora al tema della sincronicità e, più in generale, a quello del rapporto
tar mente emateria.

(5) Da notare che esiste tutto un filone di ricerca, che si chiama
“coscienza quantica”, che interpreta il fenomeno della coscienza alla luce
dei risultati della meccanica quantistica ed in questo campo sono appunto
fondamentali gli studi del fisico Roger Penrose (1931 -).Egli afferma che la
coscienza si origina nei microtabuli dei neuroni; tali strutture sono fatte
di proteine e misurano circa 25 nm e costituiscono l’impalcatura dei neuroni
stessi (cioè il citoscheletro).I microtabuli sarebbero dotati di una propria
“intelligenza” grazie alle oscillazioni per effetto tunnel quantistico tra
due stati alfa e beta. Il modello di Penrose richiede che 20.000 neuroni si
mantengano per 1/40 di secondo in sovrapposizione quantistica a temperatura
ambiente per generare un momento di coscienza.

Bibliografia
Amir D. Aczel, “Entanglement”, Raffaele Cortina Editore, Milano 2001.
Ghirardi, G.C., “Un’occhiata alle carte di Dio”, Il Saggiatore, Milano,
1997.
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Angelodiluce
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