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Tsutomu Miyazaki

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Tsutomu Miyazaki

Messaggio Da Angelodiluce il Mar Apr 20, 2010 8:33 pm


Nome Completo: Tsutomu Miyazaki

Soprannome: l'assassino Otaku, Dracula e l'assassino di bambine

Nato il: 21 agosto del 1962

Morto il: Giustiziato, mediante impiccagione il 17 giugno 2008

Vittime Accertate: 4

Modus operandi: Strangolamento, atti di necrofilia, cannibalismo e pedofilia


Nato deforme e sessualmente ipodotato, Tsutomu Miyazaki è il perfetto prototipo del serial killer feroce, metodico e privo di rimorso. Pur non avendo un preciso metodo nella scelta delle vittime, questo individuo rappresenta l’indegno prodotto di quella parte della società nipponica, freddata e resa cinica dall’impatto con un'evoluzione troppo immediata ed estrema (prima di parlare specificamente di Tsutomu Miyazaki sarebbe opportuno prima di tutto indagare sul complesso contesto "culturale" in cui ha condotto la sua macabra opera, contesto riassumibile in una sola parola: Otaku).

Tsutomu Miyazaki: l’Infanzia
Tsutomu Miyazaki nasce prematuramente il 21 agosto del 1962 a Ōme, un sobborgo di Tokyo. Figlio di una famiglia benestante (il padre è l’editore di una delle principali testate giornalistiche della zona) Tsutomu è nato senza polsi ed è quindi costretto a muovere gli avambracci per utilizzare al meglio gli arti superiori. Questa menomazione lo porta a essere deriso e allontanato dai suoi coetanei (alimentando un risentimento che molti anni più tardi diventerà patologico), ma non lo limita nel rendimento scolastico, che tuttavia subisce un brusco calo nel momento in cui passa alla Meidai Nakano High School.

Gli scarsi voti riportati al college gli pregiudicano l’ingresso alla Meiji University, dove avrebbe frequentato il corso di letteratura inglese, per diventare insegnante, come era nei suoi progetti. Invece dovette abbandonare il i suoi sogni ed iscriversi ad un college locale per diventare un modesto foto-tecnico.

In questo periodo cominciano a manifestarsi i primi sintomi della sua follia che presto sarebbe sfociata nell’omicidio.
Miyazaki non è attratto dalle sue coetanee, in quanto sessualmente immaturo e minorato. Oltre che ai polsi, Miyazaki è anche ipodotato sessualmente, come afferma un suo compagno di stanza.
Tuttavia dimostra dei desideri sessuali molto al di sopra della norma. La sua patologia si sviluppa inizialmente sotto forma di un "innocente" vojerismo, che lo porta a fotografare la biancheria intima delle tenniste.
In seguito, insoddisfatto della pornografia tradizionale, passa alla pedo-pornografia. All’epoca reperire materiale a stampa per pedofili non era difficile in quanto il governo giapponese proibiva l’esposizione del pelo pubico ma non degli organi genitali.
Da qui, il passo verso il primo omicidio è molto breve.

Come dichiarò agli inquirenti, la molla che lo spinse a uccidere fu la morte del nonno, che fino ad allora era stato l’unico individuo con cui riusciva a rapportarsi. Tsutomu ammise inoltre che dopo la cremazione del cadavere del parente, di nascosto mangiò un osso, convinto che in questo modo si sarebbe incarnato in lui. In seguito a questo macabro episodio, Miyazaki si straniò ancora di più dal mondo, cominciando a torturare e a uccidere cani e gatti nei modi più violenti.
Tsutomu Miyazaki: i primi 3 Omicidi
Il primo omicidio di Tsutomu Miyazaki fu commesso in un pomeriggio d’agosto del 1988. La piccola Mari Konno, di soli quattro anni era uscita per andare a giocare con una compagna, ma verso le undici di sera non era ancora rincasata. Il padre, allarmato dal ritardo della bambina, aveva avvisato la polizia. Più o meno nello stesso momento, Tsutomu stava strangolando la sua vittima per poi abbandonare i resti su di una collina.

Sei settimane più tardi il mostro notò Masami Yoshizawa, sette anni. Giunti non poco lontano da dove era stata seppellita Mari, Masami venne brutalmente strangolata. Dopo averla uccisa Miyazaki abusò sessualmente del cadavere. Il corpo della bambina si mosse, a causa una normale contrazione post mortem, ma l’assassino, in preda al panico si spaventò, abbandonando il corpo, che rimase insepolto.

La terza vittima, Erika Namba, seguì, come da copione, la stessa sorte delle due precedenti. Attirata in macchina, non si sa con quali profferte, Miyazaki la convinse a spogliarsi sul sedile posteriore della sua macchina per farsi fare delle fotografie. Ma la bambina capì di essere in pericolo e iniziò a piangere. Allora l’assassino le saltò addosso e la schiacciò con tutto il suo peso, soffocandola. Una volta uccisa, avvolse il corpo in un panno e lo mise nel bagagliaio dell’auto. Giunto in un bosco, il cadavere della ragazzina e i suoi vestiti furono occultati.

Ma stavolta il corpo della bambina venne rinvenuto il giorno seguente e gli inquirenti capirono subito che i tre casi (due sparizioni e un delitto) Konno-Yoshizawa-Namba, erano collegati fra loro. Ad avvalorare questa tesi, c’era il fatto che tutte le famiglie delle bambine scomparse, erano state fatte tutte bersaglio di telefonate mute e di strane cartoline, lasciate sulla porta di casa. Una delle più inquietanti fu quella recapitata alla famiglia Namba, composta da caratteri ritagliati dai giornali:
"Erika. Tosse. Gola. Riposo. Morte".









Tsutomu Miyazaki: altre lettere e il quarto omicidio
La mattina del 6 febbraio 1989 il padre di Mari Konno, trovò un pacchetto vicino l’ingresso della sua casa. All’interno c’era della polvere (residuo di una cremazione), alcuni frammenti ossei, dodici denti da latte, delle foto di biancheria intima femminile ed una lettera: "Mari. Ossa. Cremate. Investigate. Prove".

Per confezionare il macabro regalo, Miyazaki era tornato sulla scena del crimine e aveva recuperato ogni traccia. Successivamente la famiglia Konno ricevette un’altra lettera: "Prima che me ne rendessi conto il suo corpo stava diventando rigido. Volevo incrociargli le braccia sul petto ma non riuscivo a muoverle. Ben presto numerose macchie rosse si manifestarono su tutto il corpo, rassomigliavano a dei timbri. Sembravano tante bandiere giapponesi. Prima pareva rigido, ma ora sembrava come se fosse gonfio d'acqua. E puzzava. Puzzava tremendamente come mai nella vostra vita abbiate sentito."

L’1 giugno del 1989 l’assassino si era fermato a guardare delle ragazzine che giocavano vicino una scuola elementare, ma notato da alcuni passanti, decise di allontanarsi in fretta.
Cinque giorni dopo, il 6 giugno, tornò a colpire. Ayako Nomato, cinque anni, stava giocando da sola, quando venne attirata da Miyazaki, il quale le chiese di posare per alcune fotografie, alcune all’esterno, altre all’interno dell’auto. Per invogliarla a salire, il mostro le offrì dei dolci, ma la bambina, viste le sue mani, espresse un commento poco gradito al suo aggressore, innescando involontariamente il meccanismo omicida. Una volta uccisa la bambina, Miyazaki questa volta decise di lavorare nella sua casa, lontano da occhi indiscreti. Durante il tragitto si fermò a un video center per noleggiare una videocamera. Giunto nella sua abitazione depose il corpo della bambina su un tavolo, la spogliò e mentre filmava il cadavere si praticò dell’autoerotismo. Due giorni dopo il corpo della bambina cominciò a putrefarsi, allora Miyazaki le tagliò la testa, le mani e i piedi, in modo tale da rendere irriconoscibile il corpo. Le parti amputate furono bollite e mangiate. Le ossa residue furono occultate in un bosco.

Ma la carriera del mostro era finita. Le ossa dell’ultima vittima furono rinvenute.
Tsutomu Miyazaki: l'arresto, il processo e la condanna a morte
Tsutomu Miyazaki fu arrestato il 23 luglio 1989, grazie alla segnalazione di un cittadino, a sua volta avvertito dalla figlia, il quale lo aveva scoperto mentre stava fotografando un'amica della ragazza.

Arrestato con l’accusa di "costrizione di minore a commettere atti osceni ", l'assassino, dopo diciassette giorni, decise di confessare i quattro omicidi. Gli inquirenti, effettuato un sopralluogo nella casa dell’omicida, rinvennero circa seimila videocassette a contenuto horror-splatter e pornografico. Fra i pezzi di questa collezione, vennero trovate le foto e i video fatti alle sue vittime.

Il processo iniziò il 30 marzo 1990 e non mancarono momenti paradossali, al di là del grottesco.
In uno dei suoi deliri Miyazaki arrivò a sostenere che a commettere gli omicidi non era stato direttamente lui, ma un uomo-topo, una sorta di suo alter ego malvagio, di cui l’assassino fornì addirittura un identikit, mostrato alla corte.

Rinchiuso in carcere nel 1990 Miyazaki è stato per ben sette anni oggetto di molteplici e accurate perizie psichiatriche, come disposto dalla Prefettura di Saitama. A Tsutomu fu diagnosticata una forte schizofrenia dissociativa.

A processo concluso il padre dell’assassino, rifiutatosi di pagare le spese processuali, si suicidò nel 1994. Nonostante l’inoppugnabile infermità mentale il tribunale stabilì che al momento dei fatti, l’imputato era capace di intendere e volere, così il 14 aprile 1997 Miyazaki fu condannato a morte mediante impiccagione. Il 14 aprile 2001 il verdetto fu convalidato dall’Arta Corte di Tokyo e il 17 gennaio 2006 venne ribadito dalla Corte suprema di Giustizia.

Tsutomu Miyazaki fu impiccato il 17 giugno 2008. Non si pentì mai degli orrori che aveva compiuto e non chiese mai scusa ai parenti delle vittime.
Orgoglioso di se, arrivò a definire i suoi orrori come: "un buon lavoro".

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