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SI RISVEGLIANO I VULCANI ITALIANI, PAESE A RISCHIO?

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SI RISVEGLIANO I VULCANI ITALIANI, PAESE A RISCHIO?

Messaggio Da Angelodiluce il Lun Apr 12, 2010 4:22 am




Sismologia, 29 marzo 2010 (agg. 30.3.2010)


Il vulcano sottomarino
Marsili
Torna a far paura il vulcano sommerso nel Tirreno
Rilievi sul Marsili, a 150 chilometri dalla Campania.
Si è formata una nuova camera di magma



MILANO—«Potrebbe succedere anche domani. Le ultime indagini compiute dicono che l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili. Inoltre abbiamo misurato la camera di magma che si è formata negli ultimi anni ed è di grandi dimensioni. Tutto ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare all’improvviso». Enzo Boschi presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, pur nella cautela, ha toni preoccupati raccontando i risultati dell’ultima campagna di ricerche compiute sul Marsili, il più grande vulcano d’Europa, sommerso a 150 chilometri dalle coste della Campania.


Dal fondale si alza per tremila metri e la vetta del suo cratere è a 450 metri dalla superficie del mare. La sua struttura è imponente essendo lunga 70 chilometri e larga 30. È un mostro nascosto di cui solo gli scandagli hanno rivelato il vero volto. Intorno si sono osservate diverse emissioni idrotermali con una frequenza ultimamente elevata e proprio queste, unite alla debole struttura delle pareti, potrebbero causare crolli più inquietanti della stessa possibile eruzione. Di recente sono stati registrati due eventi, per fortuna contenuti. «La caduta rapida di una notevole massa di materiale — spiega Boschi — scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri». Nel cuore del Marsili gli strumenti hanno dato un volto alla camera di magma incandescente che si è formata e che oggi raggiunge le dimensioni di quattro chilometri per due: è come una pentola ribollente con il coperchio ben tappato. Il Marsili è da anni un sorvegliato speciale per alcuni segni lanciati.

«URANIA» - La sua storia si confonde nel tempo e non si sa quando sia avvenuta l’ultima eruzione: di certo in epoche lontane. Ma proprio i segnali emessi hanno indotto a studiarlo e l’ultima campagna iniziata in febbraio con la nave oceanografica Urania, del Cnr, ha fatto aumentare la preoccupazione. Le frane rilevate indicano una instabilità impossibile da ignorare. «Il cedimento delle pareti — nota Boschi — muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un’onda di grande potenza. Gli indizi raccolti ora sono precisi ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione ». La ragione sta nella situazione in cui si trova il vulcano. L’Etna in questi anni è stato tappezzato di strumenti in grado di avvisare se un’eruzione è imminente, almeno con un certo margine di preavviso. Il Marsili non solo è sommerso ma è privo di queste sonde pronte ad ascoltare le sue eventuali cattive intenzioni. Bisognerebbe installare una rete di sismometri attorno all’edificio vulcanico collegati a terra ad un centro di sorveglianza. Ma tutto ciò è al di fuori di ogni bilancio di spesa. Con le risorse a disposizione si collocherà qualche nuovo strumento ma non certo la ragnatela necessaria. «Quello che serve — conclude Boschi—è un sistema continuo di monitoraggio, per garantire attendibilità. Ma è costoso e complicato da realizzare. Di sicuro c’è che in qualunque momento potrebbe accadere l’irreparabile e noi non lo possiamo stabilire».

Giovanni Caprara
29 marzo 2010(ultima modifica: 30 marzo 2010)
Link Attivo: corriere.it








Cronaca
Un rapporto del Cnr analizza i potenziali rischi
del sistema di crateri situati tra Napoli e Palermo


La catena di vulcani sommersi che tiene sotto scacco il Tirreno
Il Marsili, grande come l'Etna, dorme ma dà continui segnali
Altri sono attivi. Grandi eruzioni potrebbero causare maremoti

di MICHELA GIUFFRIDA - 2 gennaio 2003

CATANIA - "La terra ci sta parlando e noi stiamo cercando di capire cosa vuol dirci. L'eruzione dell'Etna, quella dello Stromboli, il fenomeno delle fumarole sottomarine di Panarea, i terremoti nel Tirreno, sono tutti eventi in sincronia, simultanei, dal punto di vista geologico. Dunque la causa potrebbe essere comune: quanto sta accadendo in Sicilia e nel Tirreno è probabilmente sintomo dello stato generale della crosta terrestre in quella zona". Roberto Scandone, presidente della commissione nazionale Grandi Rischi è cauto. Spiega che la comunità scientifica dispone di tesi non provate e sottolinea che, per il momento, si parla per ipotesi. "I vulcani - dice riferendosi anche all'Etna e allo Stromboli - sono indicatori di stress estremamente sensibili e reagiscono ad un aumento del distribuirsi del campo di sforzo. Etna e Stromboli si trovano in aree della litosfera vicine. E ciò che sta avvenendo è da ricondurre alla stessa causa. A Panarea - continua ancora Scandone - c'era e permane un campo geotermico con una notevole emissione di fluidi caldi. Probabilmente anche questa è una variazione dei campi di sforzo. I terremoti nel Tirreno, infine, potrebbero essere il quarto elemento da inserire nello stesso quadro".

Sull'isola di Stromboli c'è ancora il rischio che si ripetano i crolli che hanno provocato effetti simili a quelli degli tsunami vulcanici, enormi onde anomale innescate da eruzioni esplosive che si verificano in prossimità del mare o di vulcani sottomarini o a causa di terremoti, come accade in Giappone e Indonesia. Collassi di materiale vulcanico come quelli di cui sono state trovate evidenti tracce nei vulcani sottomarini che si ergono al centro del Mar Tirreno.

Il Marsili è il più grande di tutti e, se non fosse sommerso, concorrerebbe per il primato di più grande vulcano d'Europa. Si trova a soli 70 chilometri dalle Eolie, è alto 3000 metri, lungo 65 chilometri e la sua cima è 500 metri sotto il pelo dell'acqua. Un gigante addormentato che però potrebbe svegliarsi da un momento all'altro. "I fenomeni vulcanici sul Marsili - dice uno studio del Cnr che ha realizzato una vera e propria mappa geologica del Mar Tirreno - sono tuttora attivi e sui fianchi del vulcano si stanno sviluppando numerosi apparati satellite, molti dei quali hanno dimensioni comparabili con il cratere dell'isola di Vulcano, nelle Eolie".

Tre anni di rilevazione, 100 giorni di navigazione, 36.000 chilometri percorsi per mare. Gli studiosi dell'Istituto di Geologia Marina, con speciali sonar hanno realizzato una sorta di radiografia del Tirreno e della catena di vulcani sottomarini che rende queste acque, tra due continenti in "rotta di collisione", un mare più agitato di quanto si potesse pensare solo alcune decine di anni fa.

Il Magnaghi, tre milioni di anni di età, il Vassilov, 6 milioni di anni, il Palinuro, i "piccoli" Alcione e Lametini, satelliti del Marsili. E' quest'ultimo ad attirare più degli altri l'attenzione anche a causa della mole, pari a quella dell'Etna, per l'eventualità che frane dei suoi apparati possano provocare onde anomale che potrebbero ripercuotersi lungo le coste dell'Italia meridionale o, ancora, per una improvvisa ripresa dell'attività vulcanica.

"Non ci sono rischi immediati per la popolazione - ripetono gli scienziati, e non è certo una novità che i vulcani siano pericolosi quanto imprevedibili. Il Marsili può esserlo come qualunque altro vulcano emerso". Pantelleria, l'isola Ferdinandea, Vulcano, Lipari, Stromboli. Il Tirreno, e più in generale il Mediterraneo, sono disseminati da vulcani attivi o in attività. E, sotto la superficie marina il paesaggio è, se possibile, ancora più affascinante, percorso da valli sommerse e lunghi canyon che solcano la piana tra la Sardegna, il golfo di Napoli e la Sicilia. Uno di quegli stretti canyon conduce proprio a Stromboli. "Sono sistemi di drenaggio sottomarino - spiega Gianni Frazzetta, ricercatore dell'Ingv di Catania - molto inclinati e a tratti ripidissimi lungo i quali si verificano grossi collassi e fenomeni di instabilità. Il Tirreno arriva fino a 4000 metri di profondità. Se la frana avviene a grandi profondità non si percepiscono effetti lungo la superficie marina. Se invece si verifica più in alto - spiega Frazzetta - questo può provocare ripercussioni a catena. Ma è un fenomeno che, visti i sofisticati sistemi di controllo di cui disponiamo, è sotto stretto e continuo monitoraggio".

Link Attivo: repubblica.it
2 gennaio 2003


Webgrafia:

http://www.eolclub.com/geologia.html
http://www.corrispondenti.net/index.php?id=32476



Bibliografia su Macrolibrarsi:




Vesuvio
Conto alla rovescia

Autore
: Sabrina Mugnos
Editore: Scibooks
Data pubblicazione: Aprile 2007
Tipo: Libro
Pagine: 198
Formato: 14,5x21
Stato: Disponibile in pronta consegna
Categorie: Scienze e Natura, Nuove scienze
Prezzo: euro 13,90


Dettagli. Il Vesuvio, considerato il vulcano più pericoloso al mondo, potrebbe risvegliarsi in maniera violenta da un momento all’altro, con gravissime conseguenze. Perché si tratta di un vulcano così pericoloso? Quali misure di controllo e di prevenzione si stanno prendendo? E cosa fare il giorno in cui succedesse l’inevitabile? Pericoli simili derivano anche da altri complessi vulcanici presenti nell’area circostante: in particolare, dalla caldera dei Campi Flegrei. Con quali differenze? Il libro risponde a tutte queste domande, allargando poi il discorso agli altri vulcani attivi, quiescenti o estinti presenti in Sicilia, Lazio, Toscana, etc. In pratica, con questo saggio il lettore scopre l’affascinante mondo della vulcanologia, perché il testo è ricco di esempi, di spiegazioni e di curiosi aneddoti. Il tutto è raccontato in modo piacevolissimo, come in una brillante conferenza divulgativa avente per argomento un rischio molto concreto: quello vulcanico.
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