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LE GRANDI PROFEZIE - PICCOLA PANORAMICA

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LE GRANDI PROFEZIE - PICCOLA PANORAMICA

Messaggio Da Angelodiluce il Ven Nov 06, 2009 12:11 pm

Il nostro viaggio inizia a Parigi. Il 14 luglio 1789 è senz’altro una data storica fondamentale: gli insorti parigini assaltano la vecchia fortezza. È l’episodio più rappresentativo della Rivoluzione Francese, uno degli eventi più traumatici e importanti della Storia dell’uomo. La Rivoluzione francese travolse infatti il vecchio mondo della monarchia assoluta e la sua influenza si sparse per mezzo mondo.

Ma un particolare poco noto è che i nobili francesi avrebbero potuto prevedere quanto li stava per travolgere se solo si fossero ricordati di quanto aveva scritto il vescovo, teologo e astrologo Pierre d’Ailly, vissuto tra il 1350 e il 1420.



Il cardinale francese considerava l’astrologia uno strumento di conoscenza del divino: tramite l’osservazione degli astri pensava di poter vedere nel futuro senza per questo venir meno alla propria fede cattolica. Curiosamente, la predizione di d’Ailly è contenuta in un libro pubblicato molti anni dopo la sua morte: è solo nel 1490 che il suo «De concordia astronomiae cum theologia» vede le stampe.



Scrive d’Ailly:

«E ora parliamo dell’ottava congiunzione che avverrà l’anno 7040 dalla Creazione, il 4758 dal Diluvio, il 1639 a partire dalla Incarnazione. Dopo questa ci sarà un complemento di dieci rivoluzioni di Saturno nell’anno cristiano 1789. Allora, si assisterà a grandi e mirabili cambiamenti del mondo e mutazioni, anche per ciò che concerne le leggi e le sette».
Ma Pierre d’Ailly non è una voce profetica isolata. Prima e dopo di lui altri astrologi previdero i drammatici e rivoluzionari eventi del 1789 a Parigi.



Prima dell’anno Mille un astrologo iraniano convertito al cristianesimo, Albumasar , scrisse il “Liber de magnis conjunctionibus” in cui prevedeva chiaramente che il Cielo del 1789 avrebbe visto un profondo sconvolgimento, quasi simile alla “fine del mondo”.




E non solo. Nel 1550 un altro sacerdote francese, Richard Roussat, scrisse il «Livre de l’Estat et Mutation des Temps». Anche in questo caso era chiaro il richiamo agli «anni del Signore mille settecento ottanta e nove, con due rivoluzioni di Saturno (…) se il Mondo dura sino a quel e tale tempo (cosa che a Dio solo è nota), delle grandissime, meravigliose e spaventose mutazioni e alterazioni accadranno in questo universale Mondo».

Sembra quindi che negli astri fossero in qualche misura scritte le informazioni necessarie per intuire quello che si preparava nel 1789. A saperli scrutare e comprendere.



E proprio qui a Parigi possiamo trovare un altro interessante indizio in questo senso.
Qui infatti vive un uomo, anziano e molto noto, che negli anni Sessanta ha previsto un evento importante quasi quanto la Rivoluzione francese, verificatosi esattamente due secoli dopo (1989) la presa della Bastiglia: la caduta del Muro di Berlino. Roberto ci conduce all’incontro con l’astrologo André Barbault che spiega come sia possibile prevedere quello che accadrà guardando le stelle, cosa raccontava il cielo di quell’anno e quali saranno gli eventi prossimi venturi, secondo il cielo.




Il viaggio nelle profezie prosegue poi con un personaggio famosissimo ma di cui molti aspetti non sono noti: parliamo di Nostradamus, Il più celebre veggente di tutti i tempi che ha consegnato le proprie previsioni sul futuro dell’umanità pare fino all’anno 3797.
Nostradamus è il nome latinizzato di Michel de Notre Dame, uomo di corte dei Re di Francia, molto quotato sia come astrologo (era il consulente personale di Caterina de’Medici) sia come medico (era il medico di fiducia di Re Carlo IX, figlio di Caterina e responsabile della celebre strage degli ugonotti nella “Notte di San Bartolomeo” del 1572)


Anche Nostradamus usava gli astri per le proprie profezie. Ma con una differenza: l’astrologia gli serviva a collocare esattamente nel tempo, le visioni che lo accompagnavano. Per capire meglio, Roberto ci conduce a Salon, il luogo dove visse.



L’avventura di questo straordinario personaggio comincia in un piccolo paese della Provenza, nel Sud della Francia: a Saint-Remy-de-Provence il 14 dicembre 1503. La sua è una ricca famiglia di origine ebraica passata al cristianesimo col nonno di Michel che, cambiando nome e volendo dimostrare la propria devozione alla nuova religione e alla Madonna cambiò il proprio cognome da Gassonet in “Notre-Dame”, la chiesa dove era stato battezzato. Per alcuni Nostradamus è invece da attribuire al latino “nostra damus”, cioè «Diamo le nostre cose», in altri termini: «Trasmettiamo le cose che sappiamo». O che “vediamo”.





Il giovane Michel la lasciò ben presto per andare ad Avignone dove, a soli 17 anni, già era laureato in filosofia e letteratura. I suoi studi poi presero la strada della matematica e delle scienze naturali. Tempo qualche anno e arriva anche la seconda laurea: in Medicina, conseguita a Montpellier. Già in questo periodo la sua fama comincia a crescere per i suoi metodi per contrastare con successo le frequenti epidemie di Peste che contraddistinguevano il Medio Evo. Metodi che gli valsero però anche l’invidia di molti colleghi medici. Le calunnie e lo scetticismo che lo accompagnano da sempre cominciano quindi nella sua gioventù e per ragioni indipendenti dalle sue facoltà divinatorie.



La vera curiosità sta nel fatto che per circa dieci anni, tra il 1535 e il 1545, Nostradamus viaggiò moltissimo e di quei viaggi non è rimasta molta traccia. Alcuni biografi del veggente di Salon però attribuiscono proprio alle esperienze maturate in questo periodo il “salto di qualità” del brillante medico di Saint-Remy che, una volta stabilitosi a Salon, inizierà ad essere il Nostradamus che tutti conoscono.



Buona parte delle giornate di Nostradamus si consumava in questa casa di Salon dove morì e dove ora c’è un museo a lui dedicato. In questa casa sono nate le “Centurie” che lo hanno reso famoso e sempre tra queste mura si consumò il “dramma” privato di Nostradamus che spesso confessò di vedere la propria capacità di vedere il futuro come «condanna»



Le “Centurie” vennero pubblicate a più riprese (1555, 1557, 1568) – L’ultima edizione postuma



Ma l’immagine di un Nostradamus come un uomo che “vede” nel futuro non deve essere separata da quella dello studioso: due realtà che non sono in contrasto e che sembrano essere unite da un episodio che si racconta qui a Salon: sembra che la sapienza di Nostradamus arrivasse dalla lettura di alcuni testi rarissimi, che riportavano un sapere che arrivava dall’antichità. Sembra che Nostradamus una notte abbia deciso di distruggere quei libri e che, buttatili nel fuoco, dalle fiamme si sia sprigionato un grande bagliore bianco. Che libri erano non è dato sapere ma sappiamo che Nostradamus ebbe contatti diretti, tra le altre, con la cultura persiana e con quella egizia e che la sua sapienza si arricchì quindi in età matura di nuovi e formidabili strumenti di previsione.



Ma, come per altro veggente, il problema anche per Nostradamus è sempre lo stesso: indovinava o no quello che sarebbe accaduto?

I suoi contemporanei – e la riprova è la grande fama che lo circondò da vivo – ne erano convinti: è nota la fiducia che nutriva in lui la regina Caterina de Medici e anche altri sovrani, tra cui l’allora Duca di Savoia, Emanuele Filiberto che, preoccupato per la mancanza di un erede maschio lo aveva convocato a Torino. Al Duca, Nostradamus predisse la nascita dell’erede e ne specificò anche il nome, Carlo Emanuele, che sarebbe diventato il più grande capitano del suo tempo. Predisse anche che sarebbe morto «quando un nove si troverà davanti a un sette»: Carlo Emanuele morì infatti a 69 anni, prima di compierne 70, e la profezia si avverò.



Ancora più ricco, ovviamente, il numero di previsioni azzeccate da Nostradamus per gli anni e i secoli successivi alla sua stessa morte. Ma si tratta, in questo caso, di “vittorie” contestate perché il veggente, probabilmente anche per sfuggire ai rigori dell’Inquisizione, scrisse le sue previsioni in un linguaggio criptico, che si presta a più interpretazioni e che secondo gli scettici, si piega alla classica “interpretazione del giorno dopo”. Ma è davvero così?



Una cosa però è possibile dire: c’è una profezia Maya che assomiglia ad una profezia cinese che assomigliano ad una profezia di Nostradamus…



Gustavo Rol

Nato in Piemonte nel 1903, ha attraversato in punta di piedi tutto il Novecento, usando con discrezione le sue incredibili facoltà. A differenza di altri veggenti non ha lasciato scritta nessuna previsione, raramente si è cimentato con previsioni di ampio respiro, ma fino al 1994, anno della sua morte, sono state tantissimi i potenti della Terra, sovrani e artisti, politici e finanzieri, presidenti e generali, che hanno fatto ricorso a lui per avere consigli da lui.



Tra gli uomini che Rol ha colpito ci sono stati Agnelli, l’ex primo ministro Goria, De Gaulle e D’Annunzio, Fellini e Jean Cocteau, Zeffirelli, Benedetto Croce, Mussolini, Einstain… Ma anche tanta gente comune.



Uomo molto religioso e schivo, benestante e quindi mai sfiorato dal sospetto di aver tratto vantaggio dai propri poteri, Rol era un veggente così diverso da quelli cui siamo abituati a pensare abitualmente, che confessava candidamente di non poter usare i propri poteri divinatori a comando e che quindi raramente poteva rispondere a domande precise. Ciò non toglie che i suoi pareri fossero molto ascoltati e in genere si siano rivelati esatti...
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