Angelodiluce Illuminazione
Entra a far parte del forum Angelodiluce.
Ora puoi visullizzare solo una parte del forum, il resto dopo esserti iscritto e presentato
Ciao, ti aspettiamo
Cerca
 
 

Risultati secondo:
 


Rechercher Ricerca avanzata

Pagerank
Page Rank Checker Button
Partner


Bookmarking sociale

Bookmarking sociale digg  Bookmarking sociale delicious  Bookmarking sociale reddit  Bookmarking sociale stumbleupon  Bookmarking sociale slashdot  Bookmarking sociale yahoo  Bookmarking sociale google  Bookmarking sociale blogmarks  Bookmarking sociale live      

Conserva e condividi l'indirizzo di Angelodiluce Illuminazione sul tuo sito sociale bookmarking

Conserva e condividi l'indirizzo di Angelodiluce Illuminazione sul tuo sito sociale bookmarking

google
Ricerca personalizzata
traduttore

Nell'universo olografico la realtà è una illusione

Andare in basso

Nell'universo olografico la realtà è una illusione

Messaggio Da Angelodiluce il Sab Mag 14, 2011 2:58 pm

Nell'universo olografico la realtà è una illusione

Articolo comparso su AAM Terra Nuova

Le recenti scoperte nel campo della fisica potrebbero sconvolgere
completamente le nostre convinzioni sulla natura dell'universo e della vita
stessa, il «paradigma olografico» apre nei fatti un ventaglio di possibilità
mai ipotizzate prima d'ora.
Nel 1982 un'équipe di ricerca dell'Università di Parigi, diretta dal fisico
Alain Aspect, ha condotto quello che potrebbe rivelarsi il più importante
esperimento del XX secolo.

Aspect ed il suo team hanno, infatti, scoperto che alcune particelle
subatomiche, come gli elettroni, in determinate condizioni sono capaci di
comunicare istantaneamente una con l'altra indipendentemente dalla distanza
che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri.
È come se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stiano facendo
tutte le altre.

Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di
Einstein che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce è
da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse
non-localmente.

Poiché la maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che
oltrepassino la velocità della luce, l'ipotesi più accreditata è che
l'esperimento di Aspect sia la prova che il legame tra le particelle
subatomiche sia effettivamente di tipo non-locale.

Che cos'è l'ologramma

David Bohm, noto fisico dell'Università di Londra, recentemente scomparso,
sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano che la realtà oggettiva non
esiste. Nonostante la sua apparente solidità, l'universo è in realtà un
fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato. Ologrammi,
la parte e il tutto in una sola immagine.

Per capire come mai il Prof. Bohm abbia fatto questa sbalorditiva
affermazione, dobbiamo prima comprendere la natura degli ologrammi. Un
ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l'aiuto di un laser:
per creare un ologramma l'oggetto da fotografare è prima immerso nella luce
di un raggio laser, poi un secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla
luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di interferenza
dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla pellicola fotografica.

Quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un intrico di
linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser, ecco apparire
il soggetto originale. La tridimensionalità di tali immagini non è l'unica
caratteristica interessante degli ologrammi, difatti se l'ologramma di una
rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scoprirà che
ciascuna metà contiene ancora l'intera immagine della rosa. Anche
continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di
pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa
immagine. Diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un ologramma
contiene tutte le informazioni possedute dall'ologramma integro.

Questa caratteristica degli ologrammi ci fornisce una maniera totalmente
nuova di comprendere i concetti di organizzazione e di ordine.

La separazione è un'illusione.

Per quasi tutto il suo corso, la scienza occidentale ha agito sotto il
preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che si
trattasse di una rana o di un atomo, fosse quello di sezionarlo e di
studiarne le varie parti. Gli ologrammi ci insegnano che alcuni fenomeni
possono esulare da questo tipo di approccio. Questa intuizione suggerì a
Bohm una strada diversa per comprendere la scoperta del professor Aspect.

Diversi livelli di consapevolezza, diverse realtà. Bohm si convinse che il
motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto
indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro
separazione è un'illusione. Egli sosteneva che, ad un qualche livello di
realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali ma
estensioni di uno stesso «organismo» fondamentale. Per spiegare la sua
teoria Bohm utilizzava questo esempio: immaginate un acquario contenente un
pesce.

Immaginate anche che l'acquario non sia visibile direttamente ma che noi lo
si veda solo attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e
l'altra lateralmente rispetto all'acquario. Mentre guardiamo i due monitor
televisivi possiamo pensare che i pesci visibili sui monitor siano due
entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà, infatti,
due immagini lievemente diverse. Ma, continuando ad osservare i due pesci,
alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra di loro: quando uno si
gira, anche l'altro si girerà; quando uno guarda di fronte a se, l'altro
guarderà lateralmente. Se restiamo completamente all'oscuro dello scopo
reale dell'esperimento, potremmo arrivare a credere che i due pesci stiano
comunicando tra di loro, istantaneamente e misteriosamente.

Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica
chiaramente che vi è un livello di realtà del quale non siamo minimamente
consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle
subatomiche ci appaiono separate è perche siamo capaci di vedere solo una
porzione della loro realtà, esse non sono «parti» separate bensì
sfaccettature di un'unità più profonda e basilare che risulta infine
altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa. E poiché ogni
cosa nella realtà fisica è costituita da queste «immagini», ne consegue che
l'universo stesso è una proiezione, un ologramma. Il magazzino cosmico di
tutto ciò che è, sarà o sia mai stato.

Tutto compenetra tutto

Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre
caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle
subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo,
tutte le cose sono infinitamente collegate. Gli elettroni di un atomo di
carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che
costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella
che brilla nel cielo. Tutto compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi
di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni dell'universo,
ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non
è altro che un'immensa rete ininterrotta.

In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei
principi fondamentali. Poiché concetti come la località vengono infranti in
un universo dove nulla è veramente separato dal resto, anche il tempo e lo
spazio tridimensionale (come le immagini del pesce sui monitor TV)
dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più
complesso. Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta
di superologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono
simultaneamente; questo implica che, avendo gli strumenti appropriati, un
giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e cogliere delle
scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato.

Cos'altro possa contenere il superologramma resta una domanda senza
risposta. In via ipotetica, ammettendo che esso esista, dovrebbe contenere
ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché
ogni possibile configurazione di materia ed energia: dai fiocchi di neve
alle stelle, dalle balene grigie ai raggi gamma. Dovremmo immaginarlo come
una sorta di magazzino cosmico di Tutto ciò che Esiste. Bohm si era
addirittura spinto a supporre che il livello superolografico della realtà
potrebbe non essere altro che un semplice stadio intermedio oltre il quale
si celerebbero un'infinità di ulteriori sviluppi. Poiché il termine
ologramma si riferisce di solito ad un'immagine statica che non coincide con
la natura dinamica e perennemente attiva del nostro universo, Bohm preferiva
descrivere l'universo col termine «olomovimento». Affermare che ogni singola
parte di una pellicola olografica contiene tutte le informazioni in possesso
della pellicola integra significa semplicemente dire che l'informazione è
distribuita non-localmente. Se è vero che l'universo è organizzato secondo
principi olografici, si suppone che anch'esso abbia delle proprietà
non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in se stessa
l'immagine intera.

Il cervello è un ologramma

Partendo da questo presupposto si deduce che tutte le manifestazioni della
vita provengono da un'unica fonte di causalità che include ogni atomo
dell'universo. Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è
allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di «tutto». Il cervello è
un ologramma capace di conservare 10 miliardi di informazioni...

Lavorando nel campo della ricerca sulle funzioni cerebrali, anche il
neurofisiologo Karl Pribram, dell'Università di Stanford, si è convinto
della natura olografica della realtà. Numerosi studi, condotti sui ratti
negli anni '20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in
determinate zone del cervello: dagli esperimenti nessuno però riusciva a
spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi,
fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell'olografia.

Il Dott. Pribram crede che i ricordi non siano immagazzinatl nei neuroni o
in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si
intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi
laser che si intersecano su tutta l' area del frammento di pellicola che
contiene l'immagine olografica. Quindi il cervello stesso funziona come un
ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe anche in che modo questo
organo riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così
limitato.

È stato calcolato che il cervello della nostra specie ha la capacità di
immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media di
vita (approssimativamente l'equivalente di cittque edizioni
dell'Enciclopedia Treccani!) e si è scoperto che anche gli ologrammi
possiedono una sorprendente capacità di memorizzazione, infatti
semplicemente cambiando l'angolazione con cui due raggi laser colpiscono una
pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un
solo centimetro cubico di spazio ma anche di correlare idee e decodificare
frequenze di ogni tipo. Anche la nostra stupefacente capacità di recuperare
velocemente una qualsivoglia informazione dall'enorme magazzino del nostro
cervello risulta spiegabile più facilmente, se si suppone che esso funzioni
secondo principi olografici. Non è necessario scartabellare attraverso una
specie di gigantesco archivio alfabetico cerebrale perché ogni frammento di
informazione sembra essere sempre istantaneamente correlato a tutti gli
altri: un'altra particolarità tipica degli ologrammi.

La realtà non esiste

Si tratta forse del supremo esempio in natura di un sistema a correlazione
incrociata. Un'altra caratteristica del cervello spiegabile in base
all'ipotesi di Pribram è la sua abilità nel tradurre la valanga di frequenze
luminose, sonore, ecc. che esso riceve tramite i sensi, nel mondo concreto
delle nostre percezioni. Codificare e decodificare frequenze è esattamente
quello che un ologramma sa fare meglio. Così come un ologramma funge, per
così dire, da strumento di traduzione capace di convertire un ammasso di
frequenze prive di significato in un'immagine coerente, così il cervello usa
i principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute
in percezioni interiori.

Vi è un'impressionante quantità di dati scientifici che confermano la teoria
di Pribram, ormai, infatti, condivisa da molti altri neurofisiologi. Il
ricercatore italo-argentino Hugo Zucarelli ha recentemente applicato il
modello olografico ai fenomeni acustici, incuriosito dal fatto che gli umani
possono localizzare la fonte di un suono senza girare la testa, abilità che
conservano anche se sordi da un orecchio. È risultato che ciascuno dei
nostri sensi è sensibile ad una varietà di frequenze molto più ampia di
quanto supposto. Ad esempio: il nostro sistema visivo è sensibile alle
frequenze sonore, il nostro senso dell'olfatto percepisce anche le
cosiddette frequenze osmiche e persino le cellule del nostro corpo sono
sensibili ad una vasta gamma di frequenze. Tali scoperte suggeriscono che è
solo nel dominio olografico della coscienza che tali frequenze possono
venire vagliate e suddivise.

La realtà? Non esiste, è solo un paradigma olografico. Ma l'aspetto più
sbalorditivo del modello cerebrale olografico di Pribram è ciò che risulta
quando lo si unisce alla teoria di Bohm. Perché se la concretezza del mondo
non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un
turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è solo un ologramma
che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in percezioni
sensoriali, cosa resta della realtà oggettiva? Per dirla in parole povere:
non esiste. Come avevano lungamente sostenuto le religioni e le filosofie
orientali, il mondo materiale è un'illusione.

Noi stessi pensiamo di essere delle entità fisiche che si muovono in un
mondo fisico ma tutto questo fa parte del campo della pura illusione. In
realtà siamo una sorta di ricevitori che galleggiano in un caleidoscopico
mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in
realtà fisica: uno dei miliardi di mondi esistenti nel super-ologramma.
Questo impressionante nuovo concetto di realtà è stato battezzato paradigma
olografico e sebbene diversi scienziati lo abbiano accolto con scetticismo,
ha entusiasmato molti altri. Un piccolo, ma crescente, gruppo di ricercatori
è convinto che si tratti del più accurato modello di realtà finora raggiunto
dalla scienza. In un universo in cui le menti individuali sono in effetti
porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente interconnesso,
i cosiddetti «stati alterati di coscienza» potrebbero semplicemente essere
il passaggio ad un livello olografico più elevato.

La coscienza crea illusione

Se la mente è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto
collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad
ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed al tempo stesso,
il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e
di farci sperimentare delle esperienze extracorporee, non sembra più così
strano. Immaginarsi malati, immaginarsi sani. Il paradigma olografico ha
delle implicazioni anche nelle cosiddette scienze pure come la biologia.
Keith Floyd, uno psicologo del Virginia, Intermont College, ha sottolineato
il fatto che se la concretezza della realtà non è altro che un'illusione
olografica, non potremmo più affermare che la mente crea la coscienza
(cogito ergo sum).

Al contrario, sarebbe la coscienza a creare l'illusoria sensazione di un
cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi
interpretiamo come fisico. Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare
le strutture biologiche ha spinto i ricercatori ad affermare che anche la
medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero
trasformati dal paradigma olografico. Infatti, se l'apparente struttura
fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza,
risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria
salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina.

Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero in realtà
essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provochi dei
cambiamenti nell'ologramma corporeo. Allo stesso modo, potrebbe darsi che
alcune controverse tecniche di guarigione alternative come la
visualizzazione risultino così efficaci perché nel dominio olografico del
pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la realtà. Il mondo concreto
è una tela bianca che attende di essere dipinta.

Persino le visioni ed altre esperienze di realtà non ordinaria possono
venire facilmente spiegate se accettiamo l'ipotesi di un universo
olografico. Nel suo libro Gifts of Unknown Things, il biologo Lyall Watson
descrive il suo incontro con una sciamana indonesiana che. eseguendo una
danza rituale era capace di far svanire istantaneamente un intero boschetto
di alberi. Watson riferisce che mentre lui ed un altro attonito osservatore
continuavano a guardare. la donna fece velocemente riapparire e scomparire
gli alberi diverse volte. Sebbene le conoscenze scientifiche attuali non ci
permettano di spiegare tali fenomeni, esperienze come queste diventano più
plausibili qualora si ammetta la natura olografica della realtà. Forse siamo
tutti d'accordo su cosa esista o non esista semplicemente perche ciò che
consideriamo «realtà consensuale» è stato formulato e ratificato ad un
livello della coscienza umana nel quale tutte le menti sono illimitatamente
collegate tra loro.

Se ciò risultasse vero sarebbe la più profonda ed importante di tutte le
conseguenze connesse al paradigma olografico. Implicherebbe infatti che
esperienze come quella riportata da Watson non sono comuni solo perché non
abbiamo impostato le nostre menti con le convinzioni atte a renderle tali.
In un universo olografico non vi sono limiti all'entità dei cambiamenti che
possiamo apportare alla sostanza della realtà perché ciò che percepiamo come
realtà è soltanto una tela in attesa che noi vi si dipinga sopra qualunque
immagine vogliamo. Tutto diviene possibile, dal piegare cucchiai col potere
della mente ai fantasmagorici eventi vissuti da Carlos Castaneda durante i
suoi incontri con don Juan, lo sciamano Yaqui descritto nei suoi libri.
Tutto questo non sarà né più né meno miracoloso della capacità che abbiamo
di plasmare la realtà a nostro piacimento durante i sogni. Tutte le nostre
convinzioni fondamentali dovranno essere riviste alla luce della teoria
olografica della realtà.

avatar
Angelodiluce
Admin

Messaggi : 1061
Data d'iscrizione : 31.10.09

http://angelodiluce.forumattivo.com

Tornare in alto Andare in basso

Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum