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Il Demiurgo Gnostico

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Il Demiurgo Gnostico

Messaggio Da Angelodiluce il Mer Apr 27, 2011 10:43 am

E' giunto il momento di affrontare una questione nodale del pensiero gnostico antico, spesso fonte di confusione e d’indebite commistioni fra questo e altre forme filosofiche. Parleremo della figura del Demiurgo, ed incidentalmente della prospettiva gnostica nei confronti del mondo fenomenico, e di come questa imponga una radicale scelta morale e filosofica che è andata completamente perduta nelle moderne espressioni neognostiche.

Seppur il Demiurgo trovi perno anche nella filosofia platonica e neoplatonica, con identica funzione formatrice rispetto allo gnosticismo, si distacca da quest'ultimo per l'ispirazione che anima tale funzione.

Il filosofo metafisico Platone nel Timeo trova la necessità di eliminare la separazione fra il mondo superiore delle Idee, e il mondo delle forme o della realtà sensibile, e quindi dell'uomo. Tale compito è svolto dal Demiurgo, dall'artigiano divino, che riconduce ad unità le precedenti categorie concettuali, altrimenti assestanti la prima nella sua immutevolezza, la seconda nella sua mutevolezza.

Il Demiurgo platonico è il mediatore, il formatore, l'abile artigiano che plasma la materia madre o vergine, dando forma al mondo delle idee, mosso quindi da ispirazione superiore. Esso si pone al centro del fluire del tempo e dello spazio, precedendo il tempo e lo spazio. Il Demiurgo traduce nel divenire e nella forma, animato e guidato dall'idea del Bene e del Bello, il mondo delle idee nel mondo delle forme, la sua creazione non è ex nihilo, ma in realtà trattasi di una traduzione in altro di ciò che è preesistente, trasmettendo la forma ideale ad una materia pre-esistente. Inevitabilmente tale opera è condizionata dalla subordinazione ontologica del mondo sensibile, al mondo delle idee, riducendo quindi l'opera ad un'inevitabile approssimazione comunque benevola e coerente.

Se quanto sopra è sommariamente il ruolo e la figura del Demiurgo platonico, andiamo adesso a trattare del Demiurgo gnostico e delle differenze fra i due.

Una trattazione completa ed avvincente di questo la troviamo dell'apocrifo di Giovanni, scuola barbelotiana anche se una similare configurazione la ritroviamo nel Rex Mundi cataro, inserito nella raccolta edizioni Tea LA GNOSI e il Mondo. Troviamo il Demiurgo o primo Arconte Jaldabaoth impegnato a formare il cielo e la terra, e a plasmare, con l'ausilio di angeli e demoni, l'uomo. Un'opera questa, frutto del suo ricordo del mondo eonico, che giammai ha conosciuto, se non per una sorta di reminescenza spirituale ricevuta dalla Madre Sophia, la quale per errore ha dato movenza alla caduta pneumatica.


E' interessante poi come in Basilide come il Demiurgo o Primo Arconte, che si manifesta come il Dio dell'Antico Testamento, sia redento dalla discesa dell'Eone Cristo, nella sua opera di rettificazione della varie creazioni.



E' utile ricordare che la cosmogonia gnostica, malgrado abbia in comune nelle varie scuole e formazioni la presenza di due principi ontologici avversi, è oltremodo varia. Mentre in alcune scuole abbiamo un radicale dualismo ontologico fra bene e male, dove il bene è la Conoscenza e il male è l'Ignoranza, in altre abbiamo una creazione ipostatica, nel cui procedere si è insinuato l'errore e la divergenza.

Ecco quindi che in ambito dello gnostico la figura del Demiurgo oscilla fra il Creatore Diabolico ed imperfetto di questo mondo, e una potenza inferiore da redimere. Gli Arconti, i suoi figli, come oppositori, governatori delle sfere astrali, o dei pianeti, o dei cieli, che attraverso opportune parole di passo (così come nell'Antico Egitto) dobbiamo superare per accedere al Pleroma. Lo gnosticismo risolve in modo radicale il problema del "Perchè del Male", sostenendo che esso è intrinsecamente presente nella creazione, a causa di un errore della stessa dettato da un ente inferiore. L'ebraismo (da Mosè ed Aronne in poi) e le religioni di derivazione cristiana, inseriscono la questione del male all'interno di un problema di libera scelta dell'uomo. Satana (l'avversario), in queste religioni, è un elemento interno alla creazione e la sua azione è permessa proprio in accordo alla libertà di arbitrio dell'uomo. Il Dio degli Ebrei, il quale fattivamente crea questo mondo, lo plasma, relegando l'uomo stesso ad una vita di travaglio e di sofferenza, è soggetto ad una rivisitazione, ad una rilettura allegorica capovolgendone gli attributi, ed individuando in esso una volontà di contraffazione. Che si esplica nel suo desiderio di ricalcare nella materia il mondo superiore che a lui stesso è negato. Ricco è nell'immaginario gnostico il simbolismo legato alla figura del serpente, che spesso identificata con il salvatore, con il portatore di Luce che permette all'uomo di prendere coscienza della propria condizione di servitore del Demiurgo.

Nel momento in cui intendiamo astrarci da un piano religioso, da una serie di convenzioni simboliche e dialettiche, assume rilevanza non solo la griglia religiosa che intendiamo studiare o leggere, ma anche la prospettiva che anima la nostra lettura. Nelle religioni di derivazione abramatica Satana è un Angelo caduto, che opera nel tempo e nello spazio limitatamente al potere concessogli dal Creatore. Satana diviene una sorta di ostacolo utile, che impone uno sforzo alla creatura, la rinuncia, per ricongiungersi al proprio creatore. Nello gnosticismo è la creazione tutta che risulta essere falsata, contraffatta dal Demiurgo. Il quale in una lettura alternativa della Bibbia risulta coincidere con il Dio dell’antico testamento. Un elemento necessario per gli gnostici che non accettano il Dio Buono e Giusto, espediente di San Paolo per colmare le evidenti discrepanze spirituali fra il dio dell'antico e del nuovo testamento, così come proposto dalla nascente Grande Chiesa che iniziava a muoversi verso l'ortodossia, e l'obbligo storico e teologico di non rinunciare all'ebraismo. Il Dio dell'Antico Testamento è il Demiurgo, Cristo è il Logos incarnato, così come enunciato da San Giovanni, venuto per portare la novella del vero Dio posto oltre la manifestazione stessa.

Non molti però si interrogano attorno alla reale portata dei miti e della cosmogonia gnostica, se essa rappresenti veramente un universo animato da lotta pneumatica fra due principi contrapposti, oppure che altro non sia un espediente per ridurre all'essenzialità il rapporto fra uomo e spirito. In una sorta di analisi interiore, che non vuole fornire nessun supporto, nessuna sicumera, o consolatoria risposta; bensì depurando l'uomo stesso da ogni attesa di clemenza e provvidenza esterna e superiore.

Nella mia ricerca personale, pur consapevole che ogni uomo è il demiurgo di se stesso, leggo lo gnosticismo antico come un momento di sincerità e verità per l'uomo dall'uomo. Poiché liberandoci da ogni speranzosa attesa di intercessioni superiori, ci pone drammaticamente artefici del nostro destino.





Fonte:http://www.paxpleroma.it/
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